Abe no Seimei è il più celebre onmyōji della storia giapponese, il maestro di onmyōdō (la “via dello yin e dello yang”) vissuto nel X secolo che la tradizione popolare ha trasformato in una figura semi-leggendaria capace di comandare gli spiriti, prevedere il futuro e proteggere la capitale imperiale di Heian-kyō dalle forze del male. Funzionario reale dell’ufficio di astrologia e divinazione, Seimei costruì durante la sua vita una reputazione di infallibilità tale da renderlo, nei secoli successivi alla sua morte, protagonista di un intero corpus di racconti popolari, opere teatrali e più recentemente manga e film.
Secondo la leggenda più diffusa sulla sua origine, Seimei sarebbe nato dall’unione tra un nobile di corte e una volpe bianca trasformata in donna, Kuzunoha, costretta a rivelare la propria vera natura e a fuggire nella foresta quando il figlio, ancora bambino, la scopre per caso in forma animale. Questa discendenza semi-soprannaturale, priva di fondamento storico ma centrale nell’immaginario popolare, serviva a spiegare simbolicamente i suoi poteri straordinari di percezione e comunicazione con il mondo degli spiriti, ponendolo in una posizione intermedia tra l’umano e il divino non dissimile da quella di altre figure liminali della mitologia giapponese.
Tra le imprese a lui attribuite vi è il controllo degli shikigami, spiriti ausiliari invisibili che Seimei avrebbe potuto evocare e comandare per eseguire compiti di sorveglianza, divinazione o addirittura attacco contro nemici e demoni; si narra che li tenesse nascosti persino alla propria moglie, temendo che la loro presenza costante potesse spaventarla. La sua maestria nel gestire queste entità, distinte sia dai kami maggiori come Kagutsuchi sia dagli spiriti minori del folklore, lo colloca in una categoria intermedia tra sacerdote, scienziato naturale e mago di corte, riflesso della complessità cosmologica dell’onmyōdō, un sistema che fondeva elementi taoisti cinesi con credenze autoctone giapponesi.
La rivalità con Ashiya Dōman, un altro celebre onmyōji spesso presentato nelle leggende come suo antagonista, alimentò un ciclo narrativo di duelli divinatori e sfide di potere magico che confluì in numerose opere del teatro kabuki e bunraku, contribuendo non poco alla fama postuma di Seimei ben oltre l’ambito ristretto della corte imperiale a cui apparteneva in vita. Il santuario Seimei, fondato a Kyoto nel 1007 sul sito della sua residenza, sorge non lontano dalle antiche vie che un tempo collegavano la capitale alle province occidentali, incluso l’antico territorio di Izumo, culla di molte tradizioni sciamaniche e divinatorie che confluirono nell’onmyōdō di corte.
Ancora oggi il santuario Seimei di Kyoto, riconoscibile dal suo simbolo a cinque punte (il pentagramma seiman, che rappresenta i cinque elementi della cosmologia cinese), è meta di pellegrinaggio per chi cerca protezione contro le energie negative, a testimonianza di come la figura storica del funzionario di corte si sia integrata stabilmente, nel corso di un millennio, nel tessuto vivo della religiosità popolare giapponese, accanto e non in contrapposizione al culto shintoista dei kami.
