Periodo storico
Tipologia
Domini
Riferimenti
Fonti
Codex Ríos; Historia general de las cosas de Nueva España di Bernardino de Sahagún

Mayahuel

Mayahuel, dea azteca della pianta di maguey e madre del pulque, la bevanda sacra rituale, la cui carne smembrata da un demone tzitzimitl diede origine alla pianta stessa.

Mayahuel era, nella tradizione azteca, la dea del maguey, l’agave da cui si ricavava il pulque, la bevanda fermentata sacra usata in numerose cerimonie religiose. Secondo il mito più diffuso, Mayahuel viveva originariamente nel cielo, custodita dalla nonna tzitzimitl, uno dei terribili demoni stellari pronti a divorare gli esseri umani se il sole non fosse sorto.

Innamoratasi del dio Quetzalcoatl, Mayahuel discese sulla terra insieme a lui per sfuggire alla sorveglianza della nonna, ma la Tzitzimime si accorse della sua fuga e scese a sua volta sulla terra per punirla, smembrando il corpo della nipote in un atto di rabbia implacabile. Quetzalcoatl raccolse pietosamente i resti della dea e li seppellì, e da quella sepoltura germogliò la prima pianta di maguey, capace di produrre il succo dolce da cui, fermentato, si otteneva il pulque.

Per questo motivo Mayahuel veniva venerata come madre di Centzon Totochtin, i “quattrocento coniglietti”, le divinità minori dell’ebbrezza rituale associate al pulque, e il suo mito restava indissolubilmente legato al tema del sacrificio che si trasforma in dono: dalla morte violenta della dea nasceva una pianta capace di sostenere per secoli la vita religiosa e sociale del mondo azteco.

Il legame tra Mayahuel e Quetzalcoatl, che secondo alcune versioni del mito si trasformarono entrambi in un albero dai due rami per sfuggire alla nonna vendicativa, richiama un tema ricorrente nella mitologia mesoamericana: quello della metamorfosi come via di salvezza temporanea, destinata comunque a scontrarsi con un destino di sacrificio ineluttabile.

Dal corpo smembrato di Mayahuel, secondo la tradizione, nacque la pianta del maguey stessa, le cui foglie carnose venivano interpretate come un’eco della sua carne dilaniata: un’origine cruenta che spiegava perché il pulque, pur essendo una bevanda di festa, fosse consumato con rigorose regole rituali che ne limitavano l’abuso, riservato principalmente ad anziani, sacerdoti e occasioni sacre.

Il pulque ricavato dal maguey di Mayahuel occupava un ruolo ambivalente nella società azteca: bevanda sacra riservata a cerimonie religiose, banchetti nuziali e rituali di fertilità, ma anche oggetto di severe restrizioni sociali, dato che l’ubriachezza pubblica al di fuori dei contesti rituali autorizzati era punita con grande severità, arrivando fino alla pena capitale per i recidivi appartenenti alla nobiltà, segno di quanto gli Aztechi temessero la perdita di controllo che la bevanda della loro stessa dea poteva provocare.

Il culto di Mayahuel si intrecciava strettamente con quello del gruppo divino dei Centzon Totochtin, le quattrocento divinità coniglio associate all’ebbrezza, ciascuna delle quali rappresentava un differente grado o tipo di intossicazione: questa proliferazione simbolica rifletteva la consapevolezza azteca della complessità degli effetti dell’alcol sul comportamento umano, catalogati e personificati attraverso un intero pantheon minore che discendeva simbolicamente dalla dea del maguey stessa.

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