Ekeko è, nella tradizione religiosa andina, il dio dell’abbondanza, della fortuna domestica e della prosperità materiale, venerato in particolare nelle regioni dell’altopiano tra l’attuale Bolivia e il Perù meridionale, ai margini dell’influenza diretta dell’impero Inca ma pienamente integrato nella cosmologia andina condivisa da quechua e aymara. Raffigurato tradizionalmente come un ometto sorridente carico di miniature che rappresentano beni desiderati — sacchi di grano, monete, utensili, piccole case — Ekeko incarna l’idea che la prosperità materiale sia un dono divino da propiziare con offerte e rituali specifici piuttosto che il semplice frutto del lavoro individuale.
Il culto di Ekeko si intreccia strettamente con quello di Pachamama, la Madre Terra: se quest’ultima garantisce la fertilità dei campi e la continuità della vita agricola, Ekeko presiede più specificamente alla fortuna domestica e commerciale, agli scambi economici e al benessere materiale della famiglia. Questa complementarità riflette la visione andina secondo cui la prosperità ha molteplici dimensioni — agricola, commerciale, domestica — ciascuna presieduta da entità distinte ma interconnesse nel tessuto religioso quotidiano.
La pratica rituale più nota legata a Ekeko è quella dell’Alasitas, una fiera tradizionale ancora oggi celebrata annualmente a La Paz e in altre città andine, durante la quale i devoti acquistano miniature di oggetti che desiderano ottenere nell’anno a venire — case, automobili, diplomi, denaro — per poi farle “benedire” da uno yatiri (sciamano andino) e appenderle alla statuetta di Ekeko, nella convinzione che la rappresentazione simbolica del desiderio, unita al rituale appropriato, ne favorisca la realizzazione concreta nel corso dell’anno.
Sebbene la figura di Ekeko non compaia con questo nome specifico nelle cronache coloniali più antiche dedicate esclusivamente al pantheon Inca ufficiale — dominato da divinità come Inti e Viracocha — gli etnografi moderni ne riconoscono le radici in figure di divinità domestiche della fortuna già presenti nella religiosità andina precoloniale, successivamente rielaborate e trasmesse attraverso la tradizione orale fino a consolidarsi nella forma oggi nota.
Ekeko rappresenta un caso paradigmatico di come la religiosità andina abbia saputo sopravvivere e adattarsi attraverso i secoli: nonostante la repressione religiosa coloniale e l’evangelizzazione forzata, il culto della piccola divinità dell’abbondanza non solo è sopravvissuto ma si è progressivamente integrato nel calendario festivo cattolico locale, diventando un simbolo di identità andina condiviso ben oltre i confini dell’antico impero Inca.
