Periodo storico
Credenza popolare attestata dal I secolo a.C.
Fonti
Ovidio, Fasti VI, 131-168; Plinio il Vecchio, Naturalis Historia XI.232; Petronio, Satyricon 63

Strix

Strix (latino), plurale striges
Uccello mostruoso notturno che nella credenza popolare romana attacca i neonati per succhiarne il sangue; il biancospino è il rimedio tradizionale contro di essa.

La strix è, nella tradizione romana, un uccello notturno mostruoso dall’aspetto simile a un gufo o a una civetta, ma dotato di un becco adunco e artigli capaci di squarciare la carne: secondo la credenza popolare tramandata da Ovidio nei Fasti, la strix si introduce di notte nelle case dove giacciono neonati indifesi per succhiarne il sangue dal petto, lasciandoli esangui o morti.

Ovidio racconta il mito eziologico legato a Procas, re albano ancora in fasce, aggredito dalle strigi mentre la nutrice dormiva: la ninfa Cranae, invocata come protettrice, scaccia gli uccelli toccando la soglia e gli stipiti della porta con rami di biancospino, pianta da allora considerata rimedio apotropaico contro questi demoni notturni.

Distinta nelle fonti antiche dallo strix comune (l’uccello reale), la strix mitologica appartiene a una categoria di creature ambigue, sospese tra l’animale e la strega trasformata, che nella cultura popolare romana anticipa figure successive come la strega volante europea: il termine stesso strix è all’origine della parola italiana “strega”.

Plinio il Vecchio, pur dichiarandosi scettico sulla sua reale esistenza zoologica, ne registra comunque la fama sinistra, segno di quanto la credenza fosse diffusa e radicata nella religiosità popolare romana, distinta dalla religione ufficiale ma ugualmente capace di generare rituali di protezione domestica, non diversamente da altre creature romane come la lupa che allattò Romolo e Remo, sebbene con una carica assai più inquietante.

L’etimologia di strix è stata a lungo collegata dagli studiosi al termine italiano “strega”, sebbene il rapporto esatto fra le due parole resti dibattuto fra i linguisti storici: ciò che è certo è che l’immagine romana dell’uccello notturno succhiatore di sangue infantile sopravvisse nel folklore italiano medievale e rinascimentale, contribuendo a plasmare l’immaginario popolare della strega come figura capace di trasformarsi in uccello notturno.

Contro l’assalto delle strigi, i Romani praticavano rimedi apotropaici specifici: si riteneva che appendere rami di biancospino alle porte e alle finestre delle case con neonati potesse tenere lontane queste creature, una pratica di protezione domestica che rientra nel più ampio repertorio romano di rituali contro le forze notturne malevole, spesso indistinguibili nel folklore popolare dalle streghe umane capaci di simili trasformazioni.

Il poeta Ovidio dedica alla strix un passo esplicativo nei Fasti, distinguendola da un semplice uccello reale e definendola piuttosto una creatura ambigua, forse una donna trasformata per arte magica: questa incertezza sulla sua natura, umana o propriamente mostruosa, contribuì alla sua lunga sopravvivenza nell’immaginario popolare come figura di confine fra superstizione e folklore letterario.

Dettagli
Tipologia
Habitat
Poteri e abilità
Punti deboli
Aspetto fisico
Tipo di creatura
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