Periodo storico
Età regia - imperiale (leggendario e rituale)
Fonti
Ovidio, Fasti; Virgilio, Eneide VII

Fauno

Faunus
Fauno è il dio silvestre romano dall'aspetto ibrido caprino, protettore di campi e greggi, oracolare nei boschi sacri e progenitore mitico di Latino, il re che accolse Enea nel Lazio.

Fauno è, nella mitologia romana, l’antica divinità silvestre protettrice dei campi, delle greggi e dei pastori, identificata dai Romani con il dio greco Pan per l’aspetto ibrido, in parte umano e in parte caprino, e per il legame con la natura selvaggia non ancora addomesticata dalla civiltà urbana. Figlio di Pico, a sua volta figlio di Saturno, Fauno appartiene alla genealogia mitica dei re primordiali del Lazio: sarà suo figlio Latino, nato dall’unione con la ninfa Marica, ad accogliere secoli dopo l’eroe troiano Enea approdato sulle coste laziali, dando inizio alla stirpe che porterà infine alla fondazione di Roma.

Al singolare Fauno, divinità individuale, si affianca il plurale dei “fauni”, una razza intera di spiriti silvani dall’aspetto caprino, dotati di piccole corna e orecchie a punta, che popolano boschi e radure emettendo voci misteriose udite dai viandanti smarriti: queste voci, secondo la credenza popolare, avevano valore profetico, e Fauno stesso viene venerato come nume oracolare capace di rivelare il futuro a chi si addormentava nel suo bosco sacro dopo aver compiuto i riti appropriati, in una pratica di incubazione simile a quella associata ad altri santuari oracolari del mondo antico.

Il culto di Fauno trova la sua espressione rituale più celebre nei Lupercalia, festa celebrata a metà febbraio presso la grotta del Lupercale sul Palatino, dove secondo la leggenda la lupa aveva allattato Romolo e Remo: durante la cerimonia, sacerdoti chiamati Luperci correvano seminudi per la città percuotendo con strisce di pelle caprina le donne che si presentavano loro, in un rito di purificazione e fertilità le cui radici pastorali affondano proprio nella figura di Fauno come protettore delle greggi contro i lupi e gli spiriti nocivi.

Ovidio, nei Fasti, racconta anche un episodio in cui Fauno tenta di sedurre Ercole travestendosi da donna durante una notte di riposo comune, episodio che si conclude con un equivoco comico ma che nella tradizione veniva letto come racconto eziologico per spiegare perché i riti dei Lupercalia si svolgessero a torso nudo: una delle tante narrazioni minori che collegano la figura di Fauno al mondo degli eroi e delle fatiche, pur mantenendolo saldamente ancorato alla sua natura di divinità agreste e non olimpica.

Va distinta la figura di Fauno da quella di Faunus come titolo collettivo attribuito talvolta anche a spiriti ancestrali positivi legati alla terra e alla fertilità dei campi, in una sovrapposizione concettuale con altre entità della religione domestica romana come i Lari: se i Lemuri rappresentano gli spiriti inquieti e non pacificati dei morti, i fauni appartengono invece a una categoria diversa, quella degli spiriti della natura selvaggia, benevoli o capricciosi ma raramente ostili in modo permanente, più vicini nella loro funzione ai satiri greci che ai fantasmi vendicativi.

Con la progressiva urbanizzazione di Roma e l’espansione dei confini della città sulle campagne circostanti, il culto di Fauno mantiene comunque una vitalità sorprendente fino all’età imperiale, sopravvivendo nei racconti agresti e nelle celebrazioni rurali come testimonianza di quanto profondamente la religione romana restasse legata, anche nel pieno della sua fase più politica e monumentale, alle sue radici pastorali e contadine.

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