Omero

Omero è la figura a cui la tradizione greca attribuisce i due poemi epici fondativi dell’intera letteratura occidentale: l’Iliade e l’Odissea. Della sua vita non si sa quasi nulla di certo, e già nell’antichità sette diverse città (tra cui Smirne, Chio e Colofone) si contendevano l’onore di avergli dato i natali, segno che Omero era percepito più come un’istituzione culturale condivisa che come un individuo storicamente documentabile.

La cosiddetta “questione omerica” ha attraversato secoli di studi filologici, interrogandosi se Omero sia esistito realmente come singolo autore, se i due poemi siano opera della stessa mano, e come si sia formato un testo di tale ampiezza in un’epoca in cui la scrittura alfabetica greca era agli albori. L’ipotesi oggi più accreditata colloca la composizione dei poemi tra la fine dell’VIII e l’inizio del VII secolo a.C., come punto d’arrivo di una lunghissima tradizione di poesia orale formulare, tramandata da generazioni di aedi (cantori professionisti) attraverso l’uso di epiteti fissi, scene tipiche e strutture metriche ripetibili che facilitavano la memorizzazione e l’improvvisazione in performance.

L’Iliade, il primo e più antico dei due poemi, narra un episodio circoscritto degli ultimi anni della guerra di Troia: l’ira di Achille, scatenata dall’affronto di Agamennone, e le sue devastanti conseguenze sul campo di battaglia acheo, fino alla morte di Ettore e alla restituzione del suo corpo al padre Priamo. È un poema che indaga l’onore, la mortalità e il costo umano della guerra con un rigore tragico che ha reso il testo un punto di riferimento imprescindibile per ogni riflessione occidentale sul conflitto armato.

L’Odissea, composta probabilmente in un momento successivo, sposta il registro dal campo di battaglia al viaggio di ritorno: le peripezie di Ulisse (Odisseo) nel tentativo di tornare a Itaca dopo la caduta di Troia, tra mostri, incantesimi, tentazioni e prove di ingegno, fino alla strage dei Proci e alla ricomposizione dell’ordine domestico. Se l’Iliade è un poema di guerra, l’Odissea è un poema di nostos, il ritorno, e ha fornito all’Occidente uno dei suoi archetipi narrativi più duraturi: l’eroe astuto che sopravvive non per forza bruta ma per intelligenza pratica (mètis).

L’influenza di Omero sulla cultura greca successiva è difficile da sovrastimare: i poemi omerici costituivano il nucleo dell’educazione (paideia) di ogni cittadino greco colto, venivano recitati integralmente nelle feste panelleniche come le Panatenee, e fornivano il repertorio comune di riferimenti mitologici, etici ed espressivi condiviso da tragici, storici, filosofi e oratori per tutto il periodo classico ed ellenistico, e poi trasmesso a Roma e, attraverso essa, a tutta la tradizione letteraria europea.

Torna in alto