Con il nome di Apollodoro si designa tradizionalmente l’autore della Biblioteca, il più completo compendio sistematico di mitologia greca giunto fino a noi. La tradizione manoscritta attribuisce l’opera ad Apollodoro di Atene, grammatico e storico del II secolo a.C. allievo del filosofo Aristarco di Samotracia; già a partire dal Rinascimento, tuttavia, la filologia classica ha rilevato che lo stile e i riferimenti a fonti più tarde rendono questa attribuzione insostenibile, motivo per cui gli studiosi moderni parlano convenzionalmente di “Pseudo-Apollodoro”, collocando la reale composizione dell’opera tra il I e il II secolo d.C.
Chiunque ne sia l’autore effettivo, la Biblioteca di Apollodoro resta un’opera di valore inestimabile: un manuale organizzato con criterio genealogico e cronologico che ripercorre l’intera mitologia greca dalla teogonia primordiale fino agli eroi del ciclo troiano, passando per le genealogie divine, le imprese di Eracle, la spedizione degli Argonauti e le vicende della casa di Tebe. Nessun’altra fonte antica offre una sintesi altrettanto ordinata e completa dell’intero corpus mitologico ellenico.
Il valore della Biblioteca per gli studiosi moderni sta soprattutto nella sua funzione di testimone indiretto: l’autore attinge sistematicamente a fonti oggi perdute, in particolare tragedie non sopravvissute, poemi del ciclo epico troiano andati distrutti e trattati mitografici ellenistici, riassumendone il contenuto con uno stile asciutto e privo di elaborazioni letterarie proprie. Paradossalmente, è proprio questa mancanza di ambizione artistica a renderla preziosissima: dove i grandi poeti reinterpretano e trasformano i miti secondo la propria sensibilità, la Biblioteca li registra nella loro versione più “neutra” e vicina alle fonti originarie.
Numerosi episodi mitologici oggi conosciuti solo attraverso accenni frammentari in altre fonti letterarie o nell’arte figurativa antica risultano comprensibili nella loro interezza narrativa unicamente grazie al racconto sistematico della Biblioteca, che funge quindi da chiave di lettura indispensabile per ricostruire varianti altrimenti perdute o oscure di miti greci fondamentali.
L’opera è sopravvissuta attraverso un’unica linea di trasmissione manoscritta medievale, ed è stata riscoperta, riordinata criticamente ed edita a stampa solo a partire dal XIX secolo, quando i filologi classici ne compresero appieno il valore come strumento di riferimento sistematico, colmando lacune che nessun’altra fonte superstite era in grado di colmare.
Oggi la Biblioteca di Apollodoro viene considerata dagli specialisti l’equivalente antico di un manuale enciclopedico di mitologia greca: uno strumento di consultazione più che un’opera letteraria nel senso proprio del termine, ma proprio per questo insostituibile per chiunque voglia orientarsi nell’intreccio spesso contraddittorio delle versioni dei miti greci tramandate dall’antichità.
