SPQR è l’acronimo della formula latina Senatus Populusque Romanus, “il Senato e il Popolo Romano”, la sigla ufficiale che per secoli ha incarnato in quattro sole lettere l’intera architettura costituzionale e simbolica della res publica romana: l’unione, mai del tutto priva di tensioni, tra l’autorità aristocratica del Senato e la sovranità collettiva del popolo, entrambi fonte legittima del potere pubblico nella teoria politica romana.
La sigla compariva incisa sulle insegne militari delle legioni, sugli edifici pubblici, sui monumenti onorari e sui documenti ufficiali dello stato romano, funzionando come una vera e propria firma istituzionale che accompagnava ogni atto significativo compiuto in nome della collettività: dalle iscrizioni dedicatorie sugli archi di trionfo fino ai decreti senatori più solenni, SPQR certificava che l’azione compiuta godeva della piena legittimità delle due componenti costituzionali della città.
Il potere simbolico della formula risiede proprio nella sua capacità di condensare in un’unica sigla la teoria della sovranità mista che i pensatori politici romani, da Polibio a Cicerone, elaborarono per descrivere la costituzione di Roma come sintesi equilibrata di elementi monarchici (nei magistrati con imperium), aristocratici (nel Senato) e democratici (nelle assemblee popolari): SPQR diventa così l’emblema visivo di questo equilibrio costituzionale teorizzato, reso immediatamente riconoscibile anche a chi non ne conoscesse i dettagli filosofici.
Accanto alle insegne militari propriamente dette, come l’aquila legionaria e il Fascio Littorio simbolo dell’autorità magistratuale, la sigla SPQR compariva incisa anche sui vessilli portati in battaglia e sugli stendardi delle coorti, ricordando ai soldati che il loro servizio militare non era prestato a un singolo comandante ma all’intera comunità politica romana nelle sue due componenti costitutive, un principio che restava valido anche nei momenti di massima concentrazione del potere nelle mani di singoli generali vittoriosi.
Con l’avvento del principato augusteo, la formula SPQR non scompare ma viene reinterpretata: gli imperatori, pur concentrando su di sé poteri sempre più ampi, continuano a far coniare monete, erigere monumenti e promulgare editti a nome del Senato e del Popolo Romano, mantenendo formalmente intatta la finzione costituzionale repubblicana anche quando la sostanza del potere si era ormai spostata quasi interamente nelle mani di un singolo uomo: SPQR sopravvive così come involucro simbolico di una sovranità collettiva sempre più teorica.
Ancora oggi la sigla SPQR compare sugli stemmi ufficiali del Comune di Roma, sui tombini, sui lampioni e sugli edifici pubblici della capitale italiana, in una continuità visiva sorprendente che attraversa oltre duemila anni: pochi simboli antichi hanno conosciuto una sopravvivenza altrettanto letterale e ininterrotta nello spazio urbano reale della città che li ha generati, rendendo SPQR probabilmente l’acronimo politico più longevo della storia occidentale.
