Nel trio di bogatyri più celebre dell’epica russa — Il’ja Muromec, Dobrynja Nikitič e Alëša Popovič — ciascun eroe incarna una qualità dominante distinta: la forza bruta e la resistenza fisica per Il’ja, la cortesia e l’abilità diplomatica per Dobrynja, e per Alëša l’astuzia, lo scaltro ingegno capace di prevalere dove il puro vigore fisico non basterebbe. Questo percorso tematico ripercorre le byline in cui è proprio questa terza via, l’intelligenza tattica più che la potenza, a determinare la vittoria dell’eroe.
Il caso più esemplare è lo scontro di Alëša Popovič con Tugarin Zmeevič, un antagonista mostruoso descritto nelle byline con tratti quasi draconici, capace di volare e di sputare fuoco. Alëša, fisicamente meno imponente dei suoi compagni bogatyri, non affronta Tugarin in un duello di forza pura: lo studia, ne osserva le abitudini, sfrutta un temporale improvviso e un terreno favorevole per privarlo del vantaggio del volo, e solo allora lo attacca nel momento di maggiore vulnerabilità. La vittoria diventa così un trionfo della pianificazione sull’impeto.
Questo schema — l’eroe meno prestante fisicamente che compensa con l’ingegno — ricorre in numerose varianti byliniche e si contrappone volutamente al modello di Il’ja Muromec, la cui forza leggendaria (paralizzato per i primi trent’anni di vita e poi guarito da forze miracolose) risolve i conflitti per confronto diretto. Le byline sembrano costruire consapevolmente questa polarità tra i due eroi, quasi a voler dimostrare che la comunità dei bogatyri ha bisogno di entrambi i modelli di eroismo, non di uno soltanto.
L’astuzia di Alëša, va detto, non è mai priva di ambiguità morale nelle fonti: alcune byline lo dipingono anche come vanaglorioso o incline all’inganno anche verso i propri compagni, un tratto che lo avvicina, sia pure a distanza, alle figure di trickster presenti in molte altre tradizioni. Questa complessità caratteriale, piuttosto rara tra gli eroi epici positivi, rende Alëša uno dei personaggi più sfaccettati del ciclo di Kiev, né puramente eroico né puramente scaltro nel senso ingannevole del termine.
Il tema dell’astuzia che prevale sulla forza bruta è naturalmente un motivo folklorico universale, riscontrabile da Ulisse nell’epica greca fino ai racconti di animali scaltri di molte tradizioni popolari mondiali. Ciò che distingue la variante slava è la sua collocazione all’interno di un ciclo epico “corale”, dove l’astuzia non sostituisce la forza ma la completa, integrandosi in un sistema di eroismi complementari piuttosto che sostituendo un modello con l’altro.
Questo percorso, letto insieme al cammino epico più generale dei bogatyri, permette di apprezzare come la tradizione russa non premiasse un solo tipo di virtù guerriera, ma costruisse deliberatamente un ventaglio di modelli eroici, ciascuno necessario e nessuno sufficiente da solo a rappresentare l’ideale eroico della comunità.
