Periodo storico
Tradizione orale precoloniale, ampiamente pubblicata e tramandata
Fonti
K. Langloh Parker, 'Australian Legendary Tales' (1896); AIATSIS, raccolte di narrazioni orali del sudest australiano

Tiddalik la rana e la grande siccità

Tiddalik
Racconto eziologico diffuso in più varianti regionali tra i popoli aborigeni dell'Australia sudorientale, su una rana gigante che prosciuga l'acqua della terra prima di essere fatta ridere e restituirla.

Tiddalik la rana è il protagonista di uno dei racconti eziologici aborigeni più ampiamente pubblicati e conosciuti, diffuso con diverse varianti regionali presso popoli dell’Australia sudorientale. La narrazione racconta di una rana gigante che un giorno si svegliò con una sete insaziabile e bevve tutta l’acqua dolce disponibile nella regione, prosciugando fiumi, laghi e pozze e lasciando ogni altro animale sull’orlo della morte per la siccità improvvisa.

Di fronte alla catastrofe, gli altri animali si riunirono in assemblea per decidere come restituire l’acqua alla terra: i tentativi diretti di minacciare o supplicare Tiddalik si rivelarono inutili, finché qualcuno propose che l’unico modo per costringere la rana a restituire l’acqua fosse farla ridere, così da farle perdere involontariamente il controllo e rigurgitare tutto ciò che aveva bevuto.

Gli animali si esibirono allora in una sequenza di buffonerie sempre più elaborate — danze, capriole, smorfie — senza alcun risultato, finché fu un’anguilla (in alcune versioni un serpente, secondo la variante regionale) a compiere una serie di contorsioni talmente grottesche da far infine scoppiare a ridere Tiddalik, che restituì così tutta l’acqua ingoiata, riempiendo nuovamente fiumi e laghi e salvando la fauna della regione dalla siccità.

Il racconto di Tiddalik viene generalmente interpretato come una narrazione a più livelli: da un lato una spiegazione eziologica del ciclo naturale di siccità e ritorno delle piogge, dall’altro un insegnamento sulla cooperazione comunitaria di fronte a una crisi condivisa, in cui nessun singolo animale riesce da solo a risolvere il problema, ma la soluzione emerge dall’ingegno collettivo del gruppo.

Proprio per la sua chiarezza narrativa e il suo valore educativo, Tiddalik è tra i racconti aborigeni più frequentemente inclusi in programmi scolastici e raccolte per l’infanzia in Australia, il che ne ha fatto anche uno dei racconti aborigeni più esposti al rischio di semplificazione o decontestualizzazione rispetto alla nazione specifica che lo ha originato in ciascuna delle sue varianti regionali.

Come il legame tra Bunyip e la sicurezza attorno alle acque profonde, anche il racconto di Tiddalik mostra come le narrazioni aborigene australiane intreccino spesso un’osservazione pratica del ciclo naturale dell’acqua con un insegnamento sociale più ampio, in questo caso sul valore della cooperazione di fronte a una crisi che nessuno può risolvere da solo.

Le varianti regionali del racconto differiscono non solo nell’identità dell’animale che infine fa ridere Tiddalik, ma talvolta anche nell’esito finale: in alcune versioni l’acqua restituita genera un’inondazione talmente improvvisa da causare essa stessa nuovi problemi, che gli animali devono poi risolvere collettivamente reindirizzando i corsi d’acqua, aggiungendo così un secondo livello di cooperazione necessaria al racconto. Questa variabilità tra versioni regionali, lungi dall’essere un difetto, riflette il modo in cui una struttura narrativa condivisa (l’eccesso che genera crisi, risolto dall’ingegno collettivo) viene adattata da ciascuna nazione al proprio ambiente locale specifico, con la propria fauna, la propria geografia idrica e le proprie priorità educative per le nuove generazioni.

Dettagli
Sintesi della trama
Varianti del mito
Morale e insegnamento
Tipo di mito
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