Presso numerose nazioni della costa occidentale e dell’altopiano nordamericano, tra cui Karuk, Achomawi, Maidu e Nez Percé, circola una famiglia di racconti in cui Coyote, l’astuto trickster delle terre occidentali, ruba il fuoco custodito gelosamente da un popolo lontano per portarlo, di corsa, al proprio popolo che vive al freddo e al buio.
Nella versione Karuk, il fuoco è conservato da un gruppo di esseri celesti in cima a una montagna remota; Coyote organizza una staffetta con numerosi animali complici, ciascuno posizionato lungo il percorso di fuga, cosicché quando gli inseguitori lo raggiungono egli possa passare la brace acceso a un altro corridore e guadagnare così tempo prezioso. La struttura a staffetta, con animali diversi che si passano il fuoco l’uno all’altro, ricorre con notevole coerenza in molte varianti regionali.
Nella versione Maidu, è invece una singola scintilla nascosta nella bocca o sotto un’unghia a permettere la fuga, dettaglio che spiega, in alcune varianti eziologiche, perché certi animali portino ancora oggi segni scuri sulle zampe o sul muso: cicatrici lasciate proprio dal fuoco rubato durante la fuga precipitosa.
Il furto non viene mai presentato come un semplice atto di pura ingordigia, ma come un servizio reso all’intera comunità: senza il fuoco portato da Coyote, il popolo umano non potrebbe cucinare, scaldarsi né lavorare i metalli, e il trickster, pur agendo mosso da vanità e desiderio di primeggiare sugli esseri celesti, finisce per rendere un beneficio collettivo permanente. Questo doppio registro, egoismo del gesto e beneficio del risultato, è tra i tratti più costanti del trickster nordamericano.
Il tema del furto rischioso di un bene essenziale custodito da esseri superiori accomuna Coyote a Corvo, che nelle tradizioni della costa nordoccidentale ruba invece la luce del giorno, entrambi protagonisti di racconti già messi a confronto nel percorso dedicato al trickster nordamericano, che approfondisce le analogie e le differenze regionali tra le due figure.
Studiosi come Barre Toelken, che ha lavorato a lungo con narratori Navajo, hanno sottolineato come questi racconti non vadano letti semplicemente come intrattenimento: la figura del trickster che infrange le regole per ottenere un bene collettivo funge anche da valvola pedagogica, permettendo alla comunità di discutere apertamente i limiti tra astuzia legittima e comportamento eccessivo, in un genere narrativo che tollera l’ambiguità morale meglio di quanto farebbe un racconto puramente eroico.
In alcune varianti raccolte tra i Nez Percé, il ruolo di ultimo corridore della staffetta spetta a un animale apparentemente inadatto alla corsa, come la rana o la lucertola, che riesce comunque a portare a termine la missione proprio perché nessuno degli inseguitori lo considera una minaccia credibile: un rovesciamento narrativo tipico dei racconti di trickster, in cui la vittoria arriva non dalla forza ma dal saper sfruttare le aspettative altrui.
