Diffuso, con variazioni locali, tra numerosi popoli algonchini e irochesi dei Grandi Laghi e del Nordest nordamericano, il racconto della creazione di Turtle Island narra come il continente stesso su cui viviamo abbia preso forma sul dorso di una tartaruga cosmica, dopo che il mondo originario era stato sommerso da un diluvio primordiale che aveva cancellato ogni terra emersa. Il mito non descrive tanto un inizio assoluto quanto una rifondazione: prima del diluvio esisteva già un mondo abitato, ma la sua distruzione rende necessaria una nuova creazione, costruita questa volta sulla collaborazione tra più esseri viventi anziché sull’atto solitario di un’unica divinità creatrice.
Nella versione più diffusa del racconto, dopo che le acque hanno sommerso ogni terra, gli animali acquatici si susseguono in una serie di tentativi falliti di recuperare dal fondo dell’oceano un pugno di terra con cui ricostruire il mondo: il castoro, la lontra e altri nuotatori esperti si immergono e riemergono senza successo, esausti o privi di vita, finché non è il piccolo e apparentemente insignificante topo muschiato (o, in alcune varianti, il rospo) a raggiungere il fondo e a tornare in superficie con un minuscolo frammento di terra stretto tra le zampe.
È a questo punto che la grande tartaruga, presente fin dall’inizio del racconto come unica creatura capace di sostenere un peso enorme sul proprio dorso, offre la propria schiena come fondamenta per la nuova terra: il frammento recuperato dal topo muschiato viene depositato sul carapace e comincia miracolosamente a espandersi, crescendo fino a formare l’intero continente nordamericano, da allora chiamato appunto Turtle Island, l’Isola-Tartaruga, in numerose lingue native.
Il racconto pone l’accento non sulla potenza di un singolo creatore ma sulla cooperazione tra creature diverse, ciascuna delle quali contribuisce secondo le proprie capacità specifiche al successo comune: gli animali più grandi e apparentemente più capaci falliscono, mentre è la piccola e umile creatura a riuscire dove i più forti hanno fallito, un tema ricorrente nella narrativa morale di molte tradizioni native che valorizza la perseveranza e l’umiltà sopra la forza bruta.
In diverse tradizioni dei Grandi Laghi, il ruolo di supervisore o ispiratore del processo di ricreazione è attribuito a Gitche Manitou, il Grande Spirito che, pur non intervenendo direttamente nel recupero della terra, garantisce che il tentativo cooperativo degli animali abbia infine successo, in linea con il proprio ruolo di principio ordinatore ultimo piuttosto che di agente diretto negli eventi quotidiani del mondo.
Il nome Turtle Island è oggi ampiamente utilizzato dai popoli nativi nordamericani contemporanei, di molte nazioni diverse, come designazione alternativa e politicamente significativa dell’intero continente nordamericano, in contrapposizione ai nomi coloniali europei: l’uso del termine richiama esplicitamente questo mito di rifondazione cooperativa, ricordando come la terra stessa, secondo questa visione, non sia una proprietà da possedere ma un dono costruito collettivamente e sostenuto, letteralmente, sulla pazienza di una creatura che porta il mondo sul proprio dorso.
