Il Kumulipo (“Origine nel profondo buio”) è il grande canto di creazione hawaiiano, un testo sacro tramandato interamente per via orale composto da circa duemila versi che raccontano l’origine dell’universo e la genealogia divina di una stirpe di capi supremi (alii) hawaiiani.
Il canto descrive la creazione del cosmo attraverso una successione di ere notturne (po), durante le quali nacquero progressivamente le prime forme di vita marina, vegetale e animale, in un processo evolutivo che anticipa concettualmente idee successive sulla progressione della vita, fino alla comparsa degli esseri umani.
La nona era e la prima coppia umana
Con l’arrivo dell’ao, la luce del giorno, la nona era del canto introduce accanto agli esseri umani anche le grandi divinità del pantheon hawaiiano, Kāne e Kanaloa, e narra la nascita della prima coppia mortale, La’ila’i e Ki’i, generata insieme a una schiera di esseri divini e semidivini in un’unica genealogia ininterrotta: dèi e uomini non appartengono così a ordini separati della creazione, ma discendono dalla medesima lunga catena di antenati che il canto ha già elencato a partire dal corallo primordiale. Questa continuità genealogica, più che una gerarchia netta tra sacro e profano, è ciò che permetteva ai capi hawaiiani di rivendicare una parentela diretta, per quanto remota, con le stesse forze che avevano dato origine al cosmo.
Da testo di corte a simbolo della rinascita culturale hawaiiana
Dopo essere stato per secoli un privilegio recitato quasi esclusivamente a corte, il Kumulipo è diventato nel XX secolo un testo pubblico e identitario, riscoperto durante il movimento di rinascita culturale hawaiiana (Hawaiian Renaissance) degli anni Settanta, parallelo al recupero della lingua, della danza hula e della navigazione a vela tradizionale simboleggiata dal canoa Hōkūle’a. Studiosi e attivisti hawaiiani vi hanno trovato non solo un documento religioso ma un manifesto ecologico ante litteram, capace di collocare l’essere umano all’interno di una rete di parentela con coralli, pesci e piante anziché al di sopra di essi, un’idea oggi spesso richiamata nei dibattiti contemporanei sulla sovranità culturale e ambientale delle isole.
Il Kumulipo è un canto genealogico di oltre due mila versi articolato in sedici wā, ere successive, e la sua struttura costituisce il suo contenuto teologico: le prime otto ere descrivono l’emergere della vita nella notte, il pō, procedendo dal corallo ai molluschi, dai pesci agli insetti, dagli uccelli ai mammiferi; solo dalla nona era compare l’ao, la luce, e con essa gli esseri umani. La sequenza colloca dunque il genere umano non all’apice di una creazione ma al termine di una filiazione, e ogni specie precedente è letteralmente un antenato — motivo per cui il canto ha attirato l’attenzione di studiosi che vi hanno visto un’intuizione affine alla discendenza comune.
La sua funzione originaria era però dinastica: composto probabilmente nel XVIII secolo per l’ali’i Kalaninui’īamamao, serviva a dimostrare che il lignaggio del capo risaliva senza interruzioni fino all’origine del cosmo, e la recitazione impeccabile del testo da parte dei sacerdoti kahuna era la prova pubblica di quella legittimità. Il canto fu trascritto nel 1889 per volontà del re Kalākaua e tradotto in inglese nel 1897 dalla regina Lili’uokalani mentre era agli arresti domiciliari dopo il rovesciamento della monarchia hawaiana — circostanza che ha fatto della traduzione anche un atto di rivendicazione politica. Il rapporto con Hawaiki e con le genealogie maori mostra un patrimonio comune di forme mnemoniche in tutta la Polinesia.
Questo testo è collegato anche a Tangaroa e La separazione di Rangi e Papa.
