Periodo storico
Tradizione orale Diné; raccolta da Washington Matthews (fine XIX sec.) e Aileen O'Bryan (1938)
Fonti
Washington Matthews, Navaho Legends (1897); Aileen O'Bryan, The Diné: Origin Myths of the Navaho Indians (1956)

Diné Bahaneʼ

Diné Bahaneʼ
Ciclo cosmogonico navajo che narra l'emersione dell'umanità attraverso quattro mondi fino al mondo di superficie attuale.

Diné Bahaneʼ, “il racconto del popolo”, è il nome con cui i Navajo (Diné) designano il proprio ciclo cosmogonico e di emersione, una narrazione complessa e stratificata che descrive il passaggio dell’umanità e degli spiriti attraverso una successione di mondi sotterranei prima di raggiungere la superficie terrestre attuale, il Quarto Mondo o Glittering World.

Secondo le versioni più diffuse del racconto, raccolte da etnografi come Washington Matthews alla fine del XIX secolo e più tardi da Aileen O’Bryan negli anni Trenta del Novecento attraverso il narratore tradizionale Sandoval, l’umanità e gli spiriti attraversano quattro (in alcune varianti cinque) mondi progressivamente più imperfetti, ciascuno abbandonato a causa di conflitti, inondazioni o comportamenti scorretti dei suoi abitanti, fino all’emersione finale nel mondo attuale attraverso un giunco cavo che collega il Terzo al Quarto Mondo.

Una volta emersa nel mondo di superficie, l’umanità deve affrontare un periodo di grande instabilità cosmica, popolato da mostri e squilibri che minacciano la sopravvivenza stessa del popolo Diné: è in questa fase che interviene Changing Woman, la figura femminile centrale dell’intero ciclo, che dona al popolo gli strumenti rituali, i canti sacri e, attraverso la nascita dei Gemelli Guerrieri, la forza necessaria a bonificare il mondo dalle creature che lo minacciano.

Il racconto stabilisce inoltre la geografia sacra del territorio navajo tradizionale, definendo le quattro montagne sacre che ne segnano i confini simbolici — generalmente identificate con il Blanca Peak a est, il Mount Taylor a sud, i San Francisco Peaks a ovest e il Hesperus Mountain a nord — un’area conosciuta come Dinétah, entro la quale si colloca l’intera esistenza tradizionale del popolo Diné secondo la propria cosmologia.

Diné Bahaneʼ non è un testo fisso e unico, ma un insieme di narrazioni correlate tramandate oralmente da clan e famiglie diverse, con variazioni significative di dettaglio da regione a regione della riserva navajo: questa pluralità non viene percepita come contraddizione da correggere, ma come caratteristica naturale di una tradizione orale viva, in cui ogni narratore autorizzato trasmette la versione appresa dai propri anziani mantenendo però intatta la struttura portante del racconto.

Ancora oggi Diné Bahaneʼ struttura profondamente la pratica cerimoniale navajo, dal canto della bellezza (Hózhǫ́ǫ́jí) alle cerimonie di guarigione più elaborate, che spesso ripercorrono episodi specifici del ciclo dell’emersione per ristabilire l’equilibrio, hózhǫ́, tra l’individuo, la comunità e l’ordine cosmico stabilito fin dai tempi dei Mondi Inferiori.

Un tratto distintivo di Diné Bahaneʼ rispetto ad altre cosmogonie native nordamericane è l’insistenza sul concetto di equilibrio dinamico piuttosto che su una creazione compiuta una volta per tutte: ogni mondo attraversato nel racconto viene abbandonato proprio quando l’armonia tra i suoi abitanti si rompe, e il messaggio implicito trasmesso di generazione in generazione è che anche il mondo attuale, il Quarto Mondo, resta soggetto allo stesso rischio se hózhǫ́ non viene costantemente rinnovato attraverso la pratica cerimoniale corretta, rendendo la cosmogonia non un semplice racconto delle origini ma una lente attraverso cui leggere la responsabilità etica quotidiana di chi vive nel mondo presente.

Uno dei cicli narrativi più estesi all’interno di Diné Bahaneʼ riguarda la nascita dei Gemelli Eroici, generati da Changing Woman e dal Sole, e il loro lungo viaggio verso la dimora paterna per ottenere armi capaci di liberare il Quarto Mondo dai mostri (naayééʼ) che allora minacciavano la sopravvivenza del popolo appena emerso in superficie: il maggiore dei due, Nayénzgani, diventa così il protagonista della sezione più propriamente eroica ed epica dell’intero corpus, mentre il fratello minore Tóbájíshchíní resta più legato alla dimensione domestica e cerimoniale della tradizione. Questo episodio segna il passaggio, all’interno della cosmogonia stessa, da un racconto sulle origini del mondo a un racconto sulla sua messa in sicurezza per l’abitazione umana, saldando così cosmogonia ed epica in un’unica struttura narrativa coerente.

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