Periodo storico
Fonti
Devi Mahatmya (Markandeya Purana)

Devi Mahatmya

Il Devi Mahatmya è il testo sanscrito che narra le vittorie della Dea Durga sui demoni, fondamento dello shaktismo e cuore liturgico di Durga Puja e Navaratri.

Il Devi Mahatmya («la grandezza della Dea»), noto anche come Durga Saptashati o Chandi Patha, è un testo sanscrito composto probabilmente tra il IV e il VI secolo d.C. e inserito come sezione del Markandeya Purana, considerato il fondamento scritturale più antico e influente dello shaktismo, la corrente dell’induismo che venera il divino femminile (Shakti) come principio supremo e non come semplice consorte di una divinità maschile.

Il testo è strutturato in tredici capitoli che narrano tre episodi principali in cui la Dea, sotto diverse forme, sconfigge demoni che minacciano l’ordine cosmico dopo che gli dèi maschili si sono dimostrati incapaci di farlo da soli: la sconfitta di Madhu e Kaitabha, nati dall’orecchio di Vishnu addormentato; l’uccisione del demone bufalo Mahishasura da parte di Durga, nata dalla furia combinata di tutti gli dèi; e infine la battaglia contro Shumbha e Nishumbha, in cui compare anche la feroce Kali, emanata dal volto adirato della Dea stessa.

L’episodio più celebre è senza dubbio quello di Mahishasuramardini, «colei che schiaccia il demone bufalo»: Durga, creata dall’energia concentrata di Brahma, Vishnu e Shiva e armata da ciascun dio con la propria arma più potente, cavalca un leone (o una tigre) e affronta Mahishasura, che tenta invano di sfuggirle mutando ripetutamente forma, fino a essere trafitto mentre riemerge metà uomo e metà bufalo dal proprio corpo animale morente.

Dal punto di vista dottrinale, il Devi Mahatmya introduce un’innovazione teologica radicale rispetto ai testi vedici e ai primi Purana: la Dea non è più presentata come energia (shakti) subordinata a un dio maschile, ma come Mahadevi, la Grande Dea, fonte ultima da cui promanano tutte le altre divinità, maschili e femminili, e persino l’intero universo materiale (prakriti).

Il testo è tuttora il fulcro liturgico della festività di Durga Puja, celebrata con particolare intensità nel Bengala occidentale, e di Navaratri, le «nove notti» dedicate alla Dea in tutta l’India, durante le quali il Devi Mahatmya viene recitato integralmente nei templi e nelle case, spesso ripetuto più volte nell’arco delle celebrazioni come atto di devozione particolarmente meritorio.

L’influenza del Devi Mahatmya si estende ben oltre il rituale: ha fornito il modello narrativo e teologico per l’intera tradizione shakta successiva, inclusi testi come il Devi Bhagavata Purana, e ha consolidato nell’immaginario induista l’iconografia di Durga multi-armata su leone, oggi tra le rappresentazioni più riconoscibili e diffuse del divino femminile in tutta l’India.

Nel corso dei secoli il Devi Mahatmya ha anche generato una ricca tradizione esegetica e artistica: pitture murali nei templi, sculture in bassorilievo e, in epoca moderna, illustrazioni popolari diffuse su calendari e poster religiosi hanno reso familiari a milioni di devoti le sue scene più drammatiche, in particolare lo scontro finale con Mahishasura. Il testo viene inoltre recitato in un contesto rituale altamente codificato, accompagnato da formule preliminari e conclusive (kavacha, argala, keelaka) che ne strutturano la lettura come un vero e proprio atto di culto, distinguendolo da una semplice narrazione mitologica e confermandone lo status di scrittura sacra a pieno titolo.

Dettagli
Autore
Tradizione anonima, inserito nel Markandeya Purana
Periodo di composizione
Circa IV-VI secolo d.C.
Lingua originale
Sanscrito
Affidabilità storica
Media
Tipo di fonte
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