Papatuanuku è la Madre Terra della mitologia maori, sposa di Ranginui e progenitrice, insieme a lui, di tutte le divinità e gli esseri naturali del mondo polinesiano. Il suo corpo stesso costituisce la terra su cui vivono uomini, piante e animali, fonte primaria di ogni sostentamento.
Dopo la separazione forzata dal marito Ranginui per opera del figlio Tane, Papatuanuku rimase a giacere sotto il cielo, e da allora la vegetazione che ricopre la sua superficie è considerata manifestazione della sua natura materna e nutrice; alcuni riti tradizionali maori prevedono la sepoltura della placenta dei neonati nel suolo, per rafforzare il legame simbolico con la Madre Terra.
Papatuanuku rappresenta il principio della continuità generazionale e dell’appartenenza alla terra ancestrale, un concetto centrale nella cultura maori noto come whenua, termine che indica sia la “terra” sia la “placenta”, sottolineando l’identità profonda tra popolo e territorio.
Papatuanuku non è, nella concezione maori, una divinità che presiede alla terra: è la terra, e da questa identità derivano conseguenze pratiche che vanno oltre il mito. Da qui il fondamento del kaitiakitanga, la responsabilità di custodia dell’ambiente, che nel diritto neozelandese contemporaneo ha avuto esiti concreti: nel 2017 il fiume Whanganui è stato riconosciuto come persona giuridica proprio sulla base di questa cosmologia.
Nel racconto della separazione il suo ruolo è passivo solo in apparenza. È lei a trattenere i figli nel proprio grembo prima che Tane forzi l’abbraccio, ed è dal suo corpo che provengono le risorse su cui poggia la vita: le piante come capelli, l’ossidiana e la pietra verde pounamu come ossa, l’acqua dolce come sangue. Dopo la separazione da Ranginui i figli la rivoltano perché guardi verso il basso, verso il mondo sotterraneo dei morti, così che nella geografia mitica maori la terra è al tempo stesso ciò che nutre i vivi e ciò che accoglie i defunti.
Questa divinità è collegata anche a La separazione di Rangi e Papa.
Le lacrime di Rangi e gli altri figli della coppia primordiale
Oltre a Tane, dal grembo di Papatuanuku e Ranginui nacquero altre divinità che si spartirono i domini del mondo appena separato: tra queste Tangaroa, signore dell’oceano, che secondo alcune tradizioni si oppose alla separazione dei genitori e per questo dovette ritirarsi nelle profondità marine. Ranginui, sollevato in alto e per sempre distante dalla sposa, continua a piangerla: la pioggia che cade sulla terra neozelandese è interpretata come le sue lacrime di nostalgia, mentre la rugiada del mattino è talvolta letta come il sospiro di Papatuanuku che sale a rispondergli dal basso. Questo scambio perenne di elementi atmosferici mantiene vivo, nella cosmologia maori, il legame tra i due genitori separati, pur nella loro irrimediabile distanza fisica.
