Presso i popoli Navajo (Diné) e Hopi del Sud-Ovest nordamericano, Spider Woman — Na’ashjé’ii Asdzáá in lingua navajo, Kokyangwuti in hopi — è una delle figure più venerate e più antiche del pantheon: una divinità tessitrice, maestra e mediatrice tra il mondo sotterraneo e quello della superficie, comparsa già nei racconti dell’emergenza dai mondi inferiori che segnano l’inizio della storia umana in entrambe le tradizioni. A differenza delle divinità guerriere o creatrici che dominano con la forza, Spider Woman agisce attraverso l’insegnamento paziente, il filo e l’intreccio, offrendo alle prime persone gli strumenti concreti per sopravvivere nel nuovo mondo.
Nella cosmologia navajo, Spider Woman interviene nei momenti più critici del viaggio delle prime persone attraverso i mondi sotterranei, insegnando loro l’arte della tessitura su un telaio costruito con elementi cosmici — ordito di raggi di luce, spola di fulmine, pettine di lampi — e trasmettendo così un sapere che è insieme tecnico e sacro. La tessitura navajo, ancora oggi praticata secondo tecniche e motivi tramandati, viene considerata un dono diretto di questa divinità, e le tessitrici tradizionali rispettano tutt’ora un tabu che vieta di completare interamente un disegno, lasciando un piccolo filo di collegamento — la cosiddetta via di uscita dello spirito — per non intrappolare la propria anima nel tessuto.
Spider Woman è anche protettrice e guida degli eroi gemelli, ai quali fornisce amuleti, piume sacre e consigli decisivi prima che questi affrontino il padre solare Sole per ottenere le armi necessarie a sconfiggere i mostri che minacciano il nuovo mondo. Questo ruolo di mentore discreta ma indispensabile la accosta, nella struttura narrativa, ad altre grandi figure femminili della mitologia navajo come Changing Woman, la divinità ciclica da cui nascono gli stessi eroi gemelli: insieme, le due figure disegnano un pantheon in cui la creazione e la sopravvivenza del popolo dipendono tanto dalla forza quanto dalla saggezza tessuta pazientemente nel tempo.
Presso gli Hopi, Kokyangwuti assume un ruolo ancora più esplicitamente cosmogonico: insieme al dio del sole Táwa, plasma le prime creature viventi dall’argilla dei quattro colori e insuffla loro la vita cantando canti sacri, diventando così co-creatrice del mondo materiale. In molte versioni del racconto è lei, più che la divinità solare, a guidare concretamente il processo di formazione, impastando la terra e modellando le forme, mentre Tawa fornisce il calore e la luce necessari alla vita.
La sede tradizionale di Spider Woman è identificata da entrambi i popoli in un pinnacolo di arenaria rossa alto oltre duecento metri, oggi noto come Spider Rock, situato nel cuore di un canyon sacro del Sud-Ovest: secondo la tradizione, la divinità vi risiede ancora, e le macchie bianche visibili sulla sommità della roccia sarebbero le ossa sbiancate dei bambini disobbedienti che lei stessa avrebbe portato via. Il racconto della sua vicenda e del suo insegnamento è parte integrante del ciclo narrativo raccolto nel Diné Bahaneʼ, la grande narrazione dell’origine navajo tramandata oralmente per generazioni prima di essere trascritta.
Ancora oggi Spider Woman resta una presenza viva nella cultura materiale e spirituale navajo e hopi: le tessitrici la invocano prima di iniziare un nuovo lavoro, i bambini crescono ascoltando i racconti del suo filo che collega i mondi, e la sua immagine — un ragno che tesse pazientemente pur essendo minuscolo rispetto alla vastità del cosmo che contribuisce a ordinare — continua a rappresentare l’idea che la creazione più duratura non nasce dalla forza bruta ma dalla pazienza, dall’insegnamento e dal lavoro tramandato di mano in mano.
