Oshun è l’orisha dei fiumi, dell’amore, della bellezza e della fertilità nella religione yoruba, signora delle acque dolci e in particolare del fiume Osun in Nigeria, a lei dedicato con un santuario che è oggi patrimonio dell’umanità UNESCO. Il fiume Osun, sacro alla dea, si inserisce nella lunga tradizione di corsi d’acqua divinizzati messi a confronto in Fiumi sacri a confronto.
Secondo un mito fondamentale, quando gli altri orisha maschili tentarono di governare il mondo senza consultare le divinità femminili, tutto cadde nel caos e nella siccità; solo dopo aver riconosciuto l’importanza di Oshun e placato la sua ira con doni e rispetto, l’ordine e la fertilità tornarono sulla terra, dimostrando il ruolo essenziale del principio femminile nella cosmologia yoruba.
Amante della bellezza, dell’oro, del miele e della danza, Oshun è invocata per questioni di amore, maternità e prosperità, ed è venerata come una delle mogli di Shango; il suo culto, particolarmente vivo nello stato di Osun in Nigeria, è celebrato ogni anno con un grande festival fluviale che attira devoti da tutta la regione yoruba e dalla diaspora.
In un altro episodio celebre del suo corpus mitico, è Oshun stessa a salvare il mondo mediando presso Olodumare quando gli uomini avevano interrotto i sacrifici dovuti agli orisha: si trasformò dapprima in pavone e poi in avvoltoio, l’unico uccello capace di volare fino al cielo più alto, per placare l’ira divina e ristabilire il flusso delle offerte tra la terra e il regno celeste.
Il suo dominio sono le acque dolci, e in particolare il fiume Osun che attraversa la città di Osogbo. Il bosco sacro di Osun-Osogbo, con i suoi santuari, le sculture e i quaranta ettari di foresta primaria conservata, è iscritto dal 2005 nella lista UNESCO del patrimonio mondiale, e ogni agosto la festa Osun-Osogbo richiama decine di migliaia di devoti anche dalle diaspore americane. Il colore che le appartiene è il giallo dell’ottone, il metallo dei suoi braccialetti, e le sue offerte comprendono miele — che però i devoti assaggiano prima di offrirlo, in ricordo di un inganno subito dalla dea. Nella santería cubana è identificata con la Vergine della Carità del Cobre, patrona di Cuba.
Questa divinità è collegata anche a Yemoja e Opa Osun.
Oshun, Oya e la rivalità tra le mogli di Shango
Il matrimonio di Oshun con Shango non fu privo di tensioni: nella casa poligama del dio del tuono e del fulmine, Oshun condivideva il ruolo di consorte con Oya, orisha dei venti e delle tempeste, e con Oba, la cui vicenda è tra le più tragiche del corpus mitico yoruba: ingannata da Oshun, che le fece credere che tagliarsi un orecchio e cucinarlo per il marito ne avrebbe garantito l’amore eterno, Oba fu invece respinta con orrore da Shango e fuggì trasformandosi nel fiume che porta il suo nome, mentre le acque di Oshun e Oya, secondo la tradizione, ancora oggi si scontrano senza mescolarsi nei punti in cui i rispettivi fiumi si incontrano.
La rinascita del bosco sacro nel Novecento
Il santuario di Osun-Osogbo come lo si conosce oggi deve molto al lavoro dell’artista austriaca naturalizzata nigeriana Susanne Wenger, che a partire dagli anni Cinquanta del Novecento si stabilì a Osogbo e, insieme ad artisti e sacerdoti locali, restaurò e ampliò il bosco sacro con sculture monumentali in cemento e ferro dedicate a Oshun e agli altri orisha, fondando il cosiddetto movimento della New Sacred Art: un intervento che salvò dall’abbandono uno dei rari boschi sacri yoruba sopravvissuti all’urbanizzazione e alla conversione religiosa di massa, e che ha permesso al culto di Oshun di mantenere un centro di pellegrinaggio vivo fino al riconoscimento UNESCO del 2005.
