Periodo storico
Periodo sumerico antico fino alla tarda Babilonia
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Identificato con Sin nel pantheon accadico e babilonese; padre di Shamash e Ishtar nella genealogia divina
Fonti
Inno sumero a Nanna di Ur; iscrizioni reali della III dinastia di Ur che lo invocano come patrono dinastico; Inni di Enheduanna; Cronaca di Nabonedo; Cilindro di Ciro

Nanna/Sin

Nanna (sumero); Sin (accadico)
Nanna, chiamato Sin in accadico, è il dio mesopotamico della luna, del computo del tempo e del calendario. Padre di Shamash (il sole) e di Ishtar, il suo principale centro di culto era la città di Ur, di cui era divinità protettrice e patrono dinastico.

Nanna, il cui nome accadico è Sin, è il dio mesopotamico della luna, del computo del tempo e del calendario lunare su cui si basava l’intera vita religiosa e agricola della regione. È considerato padre di due tra le divinità più importanti del pantheon: Shamash, il sole, e Ishtar. Come divinità che governa il tempo attraverso le fasi lunari, Nanna/Sin si affianca ad altri dei della luna venerati nel mondo antico in Divinità lunari a confronto.

Il suo principale centro di culto era la città di Ur, nella Mesopotamia meridionale, di cui era considerato divinità protettrice e patrono dinastico: i sovrani della III dinastia di Ur si richiamavano esplicitamente alla sua benedizione per legittimare il proprio potere, e la celebre ziggurat di Ur gli era in gran parte dedicata attraverso il tempio Ekishnugal.

Raffigurato spesso con corna taurine a rappresentare la falce di luna crescente, Nanna regolava simbolicamente il passaggio del tempo: gli inni sumeri lo descrivono come “il giovane signore” il cui ciclo mensile di sparizione e ricomparsa nel cielo scandiva le feste religiose e il calendario civile mesopotamico.

Il primato di Nanna nel calendario spiega la sua importanza amministrativa: poiché il mese mesopotamico cominciava con l’apparizione della falce lunare, il dio della luna governava la misura del tempo, e la sua osservazione era compito dei sacerdoti-astronomi che ne registravano le fasi su tavolette. La sua figlia Ishtar è Venere, il figlio Shamash è il sole: la gerarchia familiare traduce quella osservativa, perché la luna è visibile prima e più a lungo, e nella teologia sumerica il sole è figlio della luna e non viceversa.

Il suo santuario principale, l’Ekishnugal di Ur, era retto dalla sacerdotessa entu, carica riservata a principesse di sangue reale: la più celebre è Enheduanna, figlia di Sargon di Akkad e autrice degli inni a Inanna, considerata la prima autrice conosciuta della storia. Il culto ebbe una coda tarda e clamorosa: nel VI secolo a.C. l’ultimo re babilonese, Nabonedo, tentò di sostituire Marduk con Sin come divinità suprema dell’impero, restaurandone il tempio a Harran; il clero babilonese gli si rivoltò contro, e la tradizione vuole che questa frattura religiosa abbia agevolato la conquista persiana di Ciro nel 539 a.C.

Enheduanna, la prima autrice della storia

La più celebre sacerdotessa entu di Nanna a Ur fu Enheduanna, figlia di Sargon di Akkad, insediata dal padre proprio per saldare religiosamente l’unione tra le città sumere e il nuovo impero accadico. A lei sono attribuiti cicli di inni, tra cui la celebre Esaltazione di Ishtar (Nin-me-šara), composti in prima persona e firmati con il proprio nome: per questo motivo gli assiriologi la considerano la prima autrice conosciuta della storia della letteratura, quasi mille cinquecento anni prima di Saffo. La sua carica sacerdotale a Ur, presso il tempio di Nanna, dimostra come il culto lunare fosse anche uno strumento di legittimazione politica affidato a donne di sangue reale.

Nabonedo e l’ultimo tentativo di riforma religiosa babilonese

Il tentativo di Nabonedo di elevare Sin a divinità suprema dell’impero, a scapito del culto di Marduk radicato a Babilonia, non fu un gesto isolato: sua madre Adad-guppi, sacerdotessa di Sin vissuta secondo l’iscrizione funeraria fino a oltre cent’anni, aveva trasmesso al figlio una devozione quasi ossessiva per il dio lunare, spingendolo a ricostruire il tempio di Harran e persino a trasferirsi per un decennio nell’oasi di Tayma, in Arabia, lasciando la reggenza babilonese al figlio Baldassarre. Il clero di Marduk, privato dei propri privilegi rituali, produsse una violenta propaganda contro di lui, culminata nel celebre Cilindro di Ciro, che presenta il conquistatore persiano come il liberatore voluto da Marduk stesso contro un re empio: un caso raro in cui la teologia lunare finisce per intrecciarsi direttamente con la caduta di un impero.

Dettagli
Dimora
Il cielo notturno; tempio Ekishnugal a Ur
Animali sacri
Toro, simbolo delle corna crescenti associate alla falce di luna
Voci correlate
Torna in alto