Periodo storico
Attestata nel Codice di Dresda (Postclassico) e nella Relación de las cosas de Yucatán di Diego de Landa (XVI secolo)
Tipologia
Divinità minore
Domini
Riferimenti
Fonti
Codice di Dresda; Diego de Landa, Relación de las cosas de Yucatán

Ixtab

Ixtab
Ixtab è la dea Maya psicopompa del suicidio per impiccagione, che guida le anime verso un paradiso di riposo ombroso.

Ixtab è la dea Maya associata al suicidio per impiccagione, una delle figure più singolari e fraintese del pantheon mesoamericano: lungi dall’essere una divinità punitiva o malvagia, Ixtab svolgeva la funzione di psicopompa, accompagnando nell’aldilà le anime di coloro che si erano tolti la vita, garantendo loro un destino privilegiato in un paradiso ombroso dedicato al riposo eterno, ben diverso dalle sofferenze riservate ad altre categorie di defunti.

Secondo la cosmologia Maya trascritta da fra Diego de Landa nel suo Relación de las cosas de Yucatán (XVI secolo), non tutte le anime condividevano lo stesso destino ultraterreno: guerrieri caduti in battaglia, donne morte di parto, sacerdoti e sacrificati raggiungevano un paradiso speciale, e a questa lista si aggiungevano proprio le vittime del suicidio per impiccagione, ritenute meritevoli di un riposo sotto un grande albero ombroso, sottratte alle pene più dure del regno di Ah Puch riservate alle morti “comuni”.

Iconograficamente Ixtab viene rappresentata nel Codice di Dresda come una figura femminile appesa per il collo a una corda legata al cielo, con gli occhi chiusi e il corpo in stato di decomposizione, un’immagine che agli osservatori moderni può apparire macabra ma che nel contesto rituale Maya comunicava un messaggio preciso: la morte volontaria non era condannata moralmente allo stesso modo in cui lo sarebbe in altre tradizioni religiose, ma reinterpretata come una forma di passaggio con una propria dignità cosmologica.

Gli studiosi moderni dibattono sull’estensione reale del suo culto e su quanto la testimonianza di Landa, filtrata dalla mentalità di un frate francescano del XVI secolo, rifletta accuratamente le credenze precoloniali o ne offra una lettura parziale; tuttavia la coerenza tra la sua iconografia nei codici pittorici e le fonti etnostoriche successive suggerisce che la figura di una dea del cappio non fosse un’invenzione europea ma un elemento autentico della cosmologia yucateca.

Ixtab viene talvolta associata anche alla luna e alla fertilità in alcune interpretazioni, condividendo tratti con altre divinità femminili lunari del pantheon, sebbene la sua identità rimanga distinta e specificamente legata al tema del trapasso volontario; alcuni la considerano un aspetto oscuro o complementare di Ixchel, la grande dea lunare, madre e guaritrice, con cui condivide la sfera del ciclo vita-morte femminile.

La sopravvivenza del suo culto dopo la conquista spagnola fu inevitabilmente compromessa dalla condanna cristiana del suicidio, e oggi Ixtab resta una figura conosciuta quasi esclusivamente attraverso le fonti scritte e i codici superstiti, un esempio di come la teologia Maya affrontasse la morte non come un evento univoco ma come un ventaglio di destini differenziati a seconda delle circostanze del trapasso.

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