Periodo storico
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Fonti
Ovidio, Fasti; Cicerone, De Natura Deorum

Cerere

Cerere è la dea romana dell'agricoltura e delle messi, equivalente di Demetra, il cui culto sull'Aventino era associato alla plebe romana e ai riti propiziatori per il raccolto.

Cerere è, nella religione romana, la dea dell’agricoltura, delle messi e della fertilità della terra, corrispondente diretta della dea greca Demetra, il cui culto fu introdotto a Roma in un periodo di grave carestia su indicazione dei Libri Sibillini.

Come la controparte greca, Cerere è protagonista del mito del rapimento della figlia Proserpina da parte del dio degli inferi, un evento che nella tradizione romana spiega l’origine delle stagioni: il dolore della madre per la perdita della figlia porta la terra all’inverno e alla sterilità, mentre il suo ritorno periodico rinnova la fertilità primaverile.

Il suo tempio sull’Aventino, costruito in un momento di crisi alimentare della prima repubblica romana, divenne un centro di grande importanza politica e religiosa, associato in particolare alla plebe romana e ai suoi diritti, in un’associazione tra culto agricolo e giustizia sociale che caratterizza specificamente la religione romana rispetto a quella greca.

Le feste in onore di Cerere, i Cerealia celebrati in aprile, comprendevano riti agricoli propiziatori e sacrifici destinati a garantire un raccolto abbondante, mantenendo viva nella Roma urbana la memoria di un’economia originariamente fondata sull’agricoltura e sulla dipendenza dai cicli naturali della terra.

Una divinità romanizzata ma non identica

Sebbene i romani abbiano sovrapposto quasi completamente Cerere alla greca Demetra, il suo culto originario risale a una tradizione italica autonoma legata alla plebe e all’agricoltura di sussistenza: il tempio dell’Aventino dedicato a Cerere, Libero e Libera fungeva da centro religioso e politico dei plebei, contrapposto ai templi patrizi del Campidoglio. Questa origine sociale specifica distingue Cerere, nella percezione romana, da una semplice controparte linguistica della dea greca.

Il pane e l’ordine cosmico domestico

Cerere presiedeva in particolare alla trasformazione del grano in pane, un processo che nella mentalità romana univa la sfera agricola a quella domestica e religiosa: proprio come Vesta vegliava sul fuoco che rendeva la casa abitabile, Cerere vegliava sul raccolto che la rendeva sostenibile, formando insieme un’idea di ordine domestico in cui la sopravvivenza materiale della famiglia romana dipendeva dalla benevolenza di più divinità complementari.

Le volpi ardenti dei Cerealia

Tra i riti dei Cerealia se ne ricordava uno particolarmente insolito: nel Circo Massimo venivano liberate delle volpi con fascine accese legate alla coda, lasciate correre libere fino a bruciarsi. Ovidio, nei Fasti, riporta una leggenda eziologica per spiegarne l’origine: un contadino di Carseoli avrebbe un tempo catturato una volpe che gli rubava le galline e, per punirla, l’avrebbe avvolta in paglia e fieno dandole fuoco; l’animale, fuggendo terrorizzato tra i campi, avrebbe incendiato l’intero raccolto di grano ancora da mietere. Da allora, narra il poeta, le volpi furono ritenute nemiche di Cerere e il rito control-incendio divenne un modo per placare simbolicamente la dea e proteggere i futuri raccolti da un pericolo identico. Per quanto crudele agli occhi moderni, l’usanza mostra come il culto cerealizio traducesse in pratica rituale concreta le ansie molto reali di una società agricola esposta alla minaccia degli incendi nei campi durante la stagione della mietitura.

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