Periodo storico
Attestato nell'Enuma Elish, poema babilonese del II millennio a.C.
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Fonti
Enuma Elish, tavola I; Enuma Elish, tavoletta I; Teogonia di Esiodo (confronto tipologico)

Apsu

Abzu (sumerico); Apsu (accadico)
Dio primordiale delle acque dolci, consorte di Tiamat; ucciso nel sonno da Ea per aver progettato di distruggere gli dèi più giovani.

Apsu è, nella cosmogonia babilonese narrata nell’Enuma Elish, il dio primordiale delle acque dolci sotterranee, la cui unione con Tiamat, personificazione delle acque salate del mare, genera la prima coppia di divinità e, da questa, tutte le generazioni successive del pantheon babilonese.

Infastidito dal chiasso incessante prodotto dai giovani dèi appena generati, che gli impediscono di riposare, Apsu decide di sterminarli tutti nonostante l’opposizione di Tiamat, più incline a tollerare i propri turbolenti discendenti. Il piano viene però scoperto dal saggio dio Ea (Enki), che addormenta magicamente Apsu e lo uccide, edificando poi sopra le sue stesse acque, ormai divenute la propria dimora, il tempio-abisso da cui nascerà in seguito il figlio Marduk.

La morte di Apsu, lungi dal risolvere il conflitto, scatena la reazione furiosa di Tiamat, che raduna un esercito di mostri per vendicare il consorte: l’episodio segna così l’inizio della grande guerra cosmica che culminerà nello scontro decisivo tra Tiamat e Marduk e nella conseguente creazione ordinata del mondo.

Apsu designa nella cosmologia mesopotamica sia la divinità sia la cosa stessa: è l’abisso di acqua dolce sotterranea da cui provengono sorgenti, pozzi e fiumi, e questa identità tra dio e sostanza spiega perché nei templi babilonesi esistesse un bacino rituale chiamato apsû, una riproduzione in muratura dell’abisso primordiale usata per le purificazioni. Il tempio di Enki a Eridu, la città che le liste regali indicano come la più antica della Mesopotamia, era considerato costruito direttamente sopra di esso.

La sua morte, il primo omicidio della teogonia babilonese, segna il punto di non ritorno del mito: è questa uccisione a trasformare Tiamat da madre riluttante e restia al conflitto in nemica dichiarata, pronta a radunare l’esercito di mostri primordiali che innescherà la guerra cosmica. La struttura del racconto — il dio giovane che uccide il progenitore addormentandolo — trova un parallelo preciso nella Teogonia di Esiodo, dove Crono mutila Urano, e il confronto tra i due testi è un caso classico degli studi sulle influenze vicino-orientali sulla mitologia greca.

Dall’Abzu sumerico ad Apsu: una lunga continuità religiosa

La figura di Apsu affonda le proprie radici in una tradizione ben più antica dell’Enuma Elish: già nei testi sumerici del III millennio a.C., l’Abzu (da cui deriva il nome accadico Apsu) era venerato come la sorgente cosmica di ogni acqua dolce e come dimora del dio Enki, qui chiamato con il titolo di “signore dell’Abzu”. A differenza della versione babilonese, dove Apsu è un personaggio attivo che finisce ucciso dal proprio discendente, la tradizione sumerica più antica lo tratta soprattutto come luogo sacro piuttosto che come divinità con volontà propria: la sua trasformazione in un vero e proprio dio-personaggio, capace di agire, congiurare e morire, sembra un’elaborazione più tarda, tipica dello stile narrativo e drammatico dell’Enuma Elish. Questa continuità tra luogo cosmico e figura divina si riflette anche nella pratica religiosa: bacini rituali chiamati abzu non erano un’esclusiva del tempio di Eridu, ma comparivano anche in altri centri di culto dedicati a Enki-Ea in tutta la Mesopotamia meridionale, ciascuno concepito come una porta simbolica verso le acque primordiali sottostanti il mondo abitato.

Dettagli
Dimora
Animali sacri
Voci correlate
Torna in alto