Periodo storico
Pittogramma descritto per la prima volta da Jacques Marquette nel 1673; leggenda popolarizzata da John Russell nel 1836
Fonti
Jacques Marquette, diario di viaggio (1673); John Russell, 'The Tradition of the Piasa' (1836)

Piasa

Piasa
Mostro alato mangiatore di uomini dipinto su una scogliera lungo il Mississippi, sconfitto grazie al sacrificio del capo Ouatoga.

Sulle scogliere calcaree che dominano il fiume Mississippi presso l’odierna Alton, in Illinois, un tempo era dipinta un’immagine imponente e terrificante che i primi esploratori europei descrissero con stupore: il Piasa, un mostro composito attribuito alla tradizione degli Illiniwek (o Illini), la confederazione di popoli algonchini che abitava la regione prima della colonizzazione.

La prima testimonianza scritta risale al missionario gesuita Jacques Marquette, che durante la sua spedizione lungo il Mississippi nel 1673 annotò di aver visto, dipinti su una parete rocciosa, “due mostri dipinti” con corna simili a quelle di un cervo, occhi rossi, una barba simile a quella di una tigre, un volto quasi umano, un corpo coperto di squame e una coda così lunga da avvolgersi attorno all’intero corpo, passando sopra la testa e tra le zampe fino a terminare come quella di un pesce: una descrizione che da sola basta a spiegare perché generazioni successive di viaggiatori abbiano trovato l’immagine tanto memorabile quanto inquietante.

La leggenda che accompagna il pittogramma, così come venne raccolta e resa popolare soprattutto dallo scrittore statunitense John Russell in un articolo del 1836, racconta di una creatura alata e mangiatrice di uomini che terrorizzava gli Illiniwek dall’alto delle scogliere, fino a quando un capo di nome Ouatoga non decise di offrirsi come esca, attendendo la creatura in campo aperto mentre un gruppo di guerrieri, appostati e armati di frecce avvelenate, la abbattevano nel momento in cui si lanciava sulla preda designata.

Gli studiosi contemporanei di folklore nordamericano invitano tuttavia alla cautela: il racconto così come è oggi conosciuto porta segni evidenti di rielaborazione letteraria ottocentesca, ed è possibile che Russell abbia amplificato o in parte inventato dettagli narrativi non presenti nella tradizione orale originaria degli Illiniwek, un fenomeno non raro nell’incontro tra folklore indigeno e gusto letterario romantico dell’epoca; ciò non toglie valore all’immagine pittografica in sé, autentica testimonianza materiale, ma impone di distinguere con chiarezza tra il pittogramma storico e la narrazione eroica che vi è stata in seguito associata.

La roccia originale che ospitava il pittogramma fu purtroppo distrutta nella seconda metà del XIX secolo dalle attività di cava lungo il fiume; l’immagine oggi visibile sulle scogliere presso Alton è una ricostruzione moderna, dipinta nel 1998 sulla base delle descrizioni storiche, e resta una delle attrazioni più fotografate lungo la Great River Road, un promemoria visivo — per quanto mediato da secoli di reinterpretazioni — di un mostro che un tempo popolava davvero l’immaginario di chi navigava il grande fiume.

Il motivo dell’eroe che sacrifica sé stesso come esca per permettere l’uccisione collettiva di un mostro divoratore di uomini colloca la vicenda di Ouatoga e del Piasa accanto a numerose altre tradizioni mondiali analizzate nel confronto cross-culturale su l’eroe che sconfigge il drago cosmico, dove il coraggio individuale, spesso a costo della propria vita, risulta condizione necessaria per liberare una comunità da una minaccia che nessuna forza isolata potrebbe sconfiggere da sola.

Anche l’etimologia stessa del nome resta oggetto di discussione tra gli specialisti: l’interpretazione più diffusa, “l’uccello che divora gli uomini”, proviene da fonti ottocentesche e potrebbe riflettere una traduzione approssimativa o già rielaborata più che il significato originario in lingua Miami-Illinois, di cui restano poche attestazioni dirette. Dal punto di vista iconografico, corna, squame e coda serpentina avvicinano il Piasa a un’intera famiglia di esseri acquatici e ctoni diffusi presso i popoli algonchini e non solo, tra cui lo stesso Mishipeshu venerato più a nord sulle coste del Lago Superiore: pur appartenendo a tradizioni tribali distinte, entrambe le figure sembrano variazioni regionali di un più ampio complesso simbolico nordamericano legato ai pericoli e ai poteri nascosti delle acque interne, dai grandi laghi ai fiumi navigabili.

Dettagli
Tipologia
Mostro
Habitat
Poteri e abilità
Punti deboli
Aspetto fisico
Tipo di creatura
Torna in alto