Gli uomini-scorpione, chiamati nei testi accadici girtablilu, sono creature ibride poste a guardia delle porte del monte Mashu, la montagna gemella da cui sorge e tramonta il sole nella cosmologia mesopotamica, secondo quanto narrato nell’Epopea di Gilgamesh. Con il busto umano e il corpo posteriore di scorpione, questi guardiani sono descritti come esseri talmente terrificanti che il solo sguardo basta a uccidere un mortale comune.
Quando Gilgamesh, dopo la morte dell’amico Enkidu, si mette in viaggio alla ricerca dell’immortalità, è proprio una coppia di uomini-scorpione a fermarlo all’ingresso del tunnel che attraversa il monte Mashu, il passaggio sotterraneo percorso ogni notte dal sole prima di rinascere a oriente. Riconoscendo in Gilgamesh una natura in parte divina, i guardiani decidono, dopo un dialogo carico di tensione, di lasciarlo passare, avvertendolo però dell’estremo pericolo del percorso.
Il tunnel che Gilgamesh attraversa sotto la loro sorveglianza è descritto come completamente buio e lungo il tragitto che il sole percorre ogni notte: l’eroe deve correre senza sosta per dodici “doppie ore” prima che la luce solare, imminente al suo arrivo, lo incenerisca. Questo episodio colloca gli uomini-scorpione come custodi non solo di un confine geografico, ma del confine stesso tra il mondo dei vivi e i territori remoti riservati agli dèi e ai fenomeni cosmici.
La loro associazione con il percorso del sole li lega strettamente al dio solare Shamash, di cui sorvegliano di fatto la soglia quotidiana tra tramonto e alba. Questa funzione di guardiani soglia-cosmica, combinata con l’aspetto ibrido e la letalità dello sguardo, li avvicina concettualmente ad altre creature-sentinella della mitologia mesopotamica, pur restando una figura a sé nella sua specifica iconografia.
Attestati anche in sigilli cilindrici e rilievi indipendenti dall’episodio dell’epopea, gli uomini-scorpione mesopotamici sono considerati tra i primi esempi letterari di “guardiani della soglia” che riappariranno, con forme diverse, in molte altre tradizioni mitologiche del Vicino Oriente antico.
Alcuni studiosi hanno proposto un legame simbolico tra gli uomini-scorpione e la costellazione dello Scorpione conosciuta dagli astronomi mesopotamici, ipotesi coerente con il ruolo dei due guardiani come custodi di un varco cosmico legato al ciclo quotidiano del sole piuttosto che a un luogo puramente terrestre, benché il testo dell’epopea non renda esplicito questo collegamento astrale.
La coppia di guardiani, un maschio e una femmina secondo il testo accadico, dialoga con Gilgamesh in un lungo scambio in cui l’eroe deve dimostrare a parole la legittimità della propria richiesta prima ancora di essere giudicato per il proprio aspetto: un dettaglio che rende gli uomini-scorpione, più che semplici mostri, autentici giudici soglia dotati di discernimento.
