Il Gromovoi Znak, o “Segno del Tuono” (talvolta chiamato anche Gromovnik o Ruota di Perun), è uno dei simboli grafici più diffusi nell’arte popolare slava: una rosetta o ruota a sei raggi, inscritta in un cerchio, con le linee che si irradiano dal centro in modo dritto e appuntito, quasi a imitare la traiettoria spezzata di un fulmine colto nell’istante della sua caduta.
Il simbolo è tradizionalmente associato a Perun, la divinità del tuono, della guerra e del cielo nella mitologia slava orientale: proprio come il dio scaglia il fulmine per colpire le forze del caos, il Gromovoi Znak inciso su una trave o su un oggetto ne evoca la protezione, agendo come un parafulmine simbolico più che decorativo.
Nella cultura materiale slava, il segno compariva scolpito sulle travi di colmo delle case contadine (gli “ochelye” e le decorazioni dei tetti), inciso su utensili domestici, ricamato su tessuti rituali e ritrovato su numerosi manufatti archeologici in tutta l’area slava: una diffusione che testimonia quanto fosse sentito come protezione quotidiana contro il fulmine, gli incendi e più in generale le forze distruttive della natura, piuttosto che come simbolo riservato a un culto ufficiale o sacerdotale.
È utile distinguere il Gromovoi Znak da un altro simbolo solare slavo spesso confuso con esso, il Kolovrat: mentre quest’ultimo presenta bracci curvi, simili a fiamme in movimento, ed è associato al sole e quindi per estensione a Dažbog, il Gromovoi Znak ha invece raggi rettilinei e appuntiti, coerenti con l’immagine del fulmine più che con quella del disco solare. La distinzione, per quanto sottile a un primo sguardo, riflette la specializzazione funzionale dei due simboli: uno per la protezione dal cielo tempestoso, l’altro per l’invocazione della luce e della fertilità stagionale.
Come molti simboli della religiosità slava pre-cristiana, il Gromovoi Znak è sopravvissuto ben oltre la cristianizzazione formale delle popolazioni slave, mantenendosi come motivo decorativo nell’artigianato popolare, nel ricamo e nell’intaglio del legno fino in epoca moderna, spesso senza che chi lo riproducesse fosse più consapevole del suo significato religioso originario, ma continuando comunque ad attribuirgli un vago potere apotropaico.
Il suo studio, condotto principalmente attraverso l’analisi comparata dell’arte popolare e dei reperti archeologici piuttosto che attraverso testi scritti (assenti per la religione slava pre-cristiana), lo rende un caso esemplare di come la cultura materiale possa conservare tracce di credenze religiose molto più a lungo e più fedelmente della tradizione orale o scritta.
Nel contesto più ampio delle mitologie indoeuropee, il legame tra una divinità del tuono e un simbolo geometrico protettivo trova numerosi paralleli: dal martello di Thor nella tradizione norrena ai fulmini di Zeus nella tradizione greca, la necessità di rendere visibile e “portatile” la protezione di un dio guerriero del cielo sembra essere un bisogno religioso condiviso da culture altrimenti distanti, pur con soluzioni iconografiche specifiche per ciascuna tradizione.
