Periodo storico
Attestato nell'iconografia monumentale achemenide (VI-IV secolo a.C.)
Fonti
Rilievi monumentali achemenidi di Persepoli e Naqsh-e Rostam

Faravahar

Fravahr
Il simbolo più celebre dello zoroastrismo, la figura alata che rappresenta il fravashi, lo spirito guardiano immortale, e l'etica del dualismo tra verità e menzogna.

Il Faravahar è senza dubbio il simbolo più celebre e immediatamente riconoscibile dell’intera religione zoroastriana: un’immagine composita raffigurante una figura umana barbuta che emerge da un disco alato dalla forma circolare, sormontata da un anello e affiancata da lunghe piume distese ai lati, la cui presenza compare scolpita su numerosi monumenti achemenidi, dai rilievi di Persepoli alle tombe reali di Naqsh-e Rostam.

L’interpretazione del significato originario del Faravahar resta oggetto di dibattito tra gli studiosi: secondo la lettura più diffusa nella tradizione religiosa zoroastriana successiva, il simbolo rappresenterebbe il fravashi, lo spirito guardiano o l’anima immortale che ogni essere umano possiede fin da prima della nascita, incaricato di guidarlo lungo il cammino della rettitudine in armonia con la volontà di Ahura Mazda; altri studiosi hanno invece proposto che l’immagine, nel suo contesto achemenide originario, potesse rappresentare più direttamente la maestà regale del sovrano stesso, protetto e legittimato dal favore divino.

Al di là delle diverse interpretazioni, l’iconografia del Faravahar è stata tradizionalmente letta come un vero e proprio manifesto visivo dell’etica zoroastriana, in cui ogni elemento della composizione assumerebbe un significato simbolico preciso legato al principio del dualismo cosmico tra verità e menzogna: le tre file di piume delle ali, secondo questa lettura tradizionale, rappresenterebbero i buoni pensieri, le buone parole e le buone azioni, mentre la mano protesa in avanti della figura umana simboleggerebbe l’invito costante a progredire verso la rettitudine, contrapposto alla direzione opposta indicata dall’altra mano, monito contro la deviazione verso la menzogna.

Riscoperto e reinterpretato a partire dal XIX secolo come simbolo dell’identità nazionale iranica precedente alla conquista islamica, il Faravahar ha conosciuto una straordinaria fortuna moderna, comparendo oggi non soltanto nei luoghi di culto della comunità zoroastriana e parsi rimasta nel mondo, ma anche in numerosi contesti secolari legati all’orgoglio culturale persiano, diventando uno dei simboli più esportati e immediatamente associati, a livello internazionale, all’intera civiltà iranica antica.

Dal punto di vista storico-artistico, il Faravahar condivide alcuni elementi compositivi con simboli alati presenti in altre culture del Vicino Oriente antico con cui la civiltà persiana fu in contatto, in particolare il disco alato assiro-babilonese associato al dio Ashur e, più in generale, l’ampia tradizione iconografica mesopotamica ed egizia del disco solare alato, un dato che ha portato numerosi storici dell’arte a ipotizzare un’origine composita del simbolo, elaborata dagli artisti di corte achemenidi attingendo a un repertorio visivo condiviso da diverse civiltà dell’antico Vicino Oriente per poi reinterpretarlo secondo una sensibilità religiosa specificamente zoroastriana. Indipendentemente dalle sue origini iconografiche precise, il Faravahar ha finito per assumere, nel corso dei millenni, un significato che travalica ampiamente il contesto religioso da cui è nato, diventando un vero e proprio emblema transculturale della continuità tra l’antica civiltà persiana e l’Iran contemporaneo, capace di parlare tanto ai fedeli della piccola ma resiliente comunità zoroastriana e parsi quanto a chiunque, in Iran e nel mondo, guardi con orgoglio alla straordinaria eredità culturale e spirituale della Persia antica.

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Significato
Rappresentazioni visive
Tipo di simbolo
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