Periodo storico
Tradizione orale ojibwe; diffusione commerciale globale dagli anni '60-'70 del XX secolo
Fonti
Tradizione orale ojibwe/anishinaabe; Basil Johnston, Ojibway Heritage (1976)

Acchiappasogni (Asabikeshiinh)

Asabikeshiinh
Oggetto rituale ojibwe protettivo per l'infanzia, attribuito alla Donna Ragno Asibikaashi, oggi diffuso globalmente e spesso decontestualizzato.

Tra gli oggetti rituali ojibwe divenuti più celebri, e insieme più fraintesi, a livello globale vi è l’acchiappasogni — asabikeshiinh in lingua ojibwe, letteralmente “piccolo ragno” — un cerchio intrecciato con una rete simile a una ragnatela, tradizionalmente sospeso sopra la culla dei neonati per proteggerne il sonno dagli influssi negativi.

L’origine dell’oggetto è attribuita nella tradizione orale ojibwe ad Asibikaashi, la Donna Ragno, una figura spirituale protettiva che secondo il racconto vegliava su tutti i bambini e gli abitanti della nazione ojibwe, tessendo per ciascuno di essi una rete magica capace di intrappolare i sogni negativi e le energie dannose, lasciando invece filtrare liberamente attraverso la rete i sogni positivi, che scendono dolcemente lungo le piume appese al centro del cerchio fino a raggiungere chi dorme sotto di esso.

Con l’espansione territoriale della nazione ojibwe e i crescenti contatti con altre comunità, secondo alcune ricostruzioni etnografiche, Asibikaashi trovò sempre più difficile raggiungere personalmente ogni singolo bambino sparso su un territorio vastissimo, e insegnò così alle madri e alle nonne come intrecciare da sole piccole reti protettive su un cerchio di salice, permettendo che la protezione originariamente garantita da un’unica figura soprannaturale diventasse un sapere artigianale trasmesso di generazione in generazione all’interno delle famiglie.

Il cerchio di salice su cui viene intrecciata la rete non è scelto casualmente: rappresenta il cerchio della vita stesso, privo di inizio e di fine, un simbolo condiviso con numerose altre tradizioni cerimoniali ojibwe e più ampiamente algonchine, mentre le piume tradizionalmente appese al centro — spesso di gufo per le bambine, associato alla saggezza, o di aquila per i bambini, associata al coraggio — aggiungono un ulteriore strato simbolico specifico legato al genere del neonato protetto.

A partire dagli anni Sessanta e Settanta del Novecento, l’acchiappasogni ha conosciuto una diffusione commerciale su scala globale ben oltre i confini delle nazioni algonchine d’origine, complice il movimento Pan-Indiano e successivamente l’interesse New Age per gli oggetti spirituali nativi: questa diffusione massiccia, spesso priva di qualsiasi consapevolezza del significato originario o del contesto culturale specifico ojibwe, è oggi oggetto di critica esplicita da parte di molte comunità native, che la considerano un caso paradigmatico di appropriazione culturale mercificata.

Come altri oggetti spirituali di protezione infantile presso i popoli algonchini, l’acchiappasogni condivide una funzione di intermediazione tra il mondo visibile e quello degli spiriti simile a quella svolta da figure come Nanabozho nel più ampio ciclo narrativo ojibwe: entrambi mediano tra ordine e disordine, tra pericolo e protezione, in un sistema cosmologico dove la vulnerabilità umana, specialmente quella dell’infanzia, richiede sempre un intervento spirituale attivo per essere adeguatamente custodita.

Una delle prime documentazioni etnografiche sistematiche dell’acchiappasogni risale al lavoro sul campo della musicologa e antropologa Frances Densmore, che nei primi decenni del Novecento raccolse tra le comunità ojibwe del Minnesota e del Wisconsin osservazioni dettagliate su questo e altri oggetti rituali, confluite nel suo volume “Chippewa Customs” del 1929, oggi considerato una delle fonti storiche più affidabili sulla cultura materiale ojibwe precedente alla diffusione commerciale dell’oggetto. È importante non confondere Asibikaashi, la Donna Ragno ojibwe cui è attribuita l’invenzione dell’acchiappasogni, con l’omonima ma distinta Donna Ragno della tradizione navajo (Na’ashjé’ii Asdzáá), la guida soprannaturale che nel ciclo dei Gemelli Guerrieri dona protezioni magiche per il viaggio verso la casa del Sole: pur condividendo il nome e un ruolo generale di soccorritrice, le due figure appartengono a tradizioni linguistiche e narrative distinte, quella algonchina e quella atabascana meridionale, sviluppate indipendentemente l’una dall’altra.

Dettagli
Significato
Rappresentazioni visive
Tipo di simbolo
Voci correlate
Torna in alto