Periodo storico
Grecia arcaica (tradizione orale a partire dall'VIII sec. a.C.)
Fonti
Apollonio Rodio, Argonautiche; Apollodoro, Biblioteca I.9

La chiamata degli Argonauti

Giasone raduna i più grandi eroi di Grecia per l'impresa del Vello d'Oro: la nave Argo salpa da Iolco tra le prime avventure a Lemno e la perdita di Eracle in Misia.

Quando il re Pelia di Iolco affida al nipote Giasone l’incarico di recuperare il Vello d’Oro dalla lontana Colchide, lo fa nella segreta speranza che l’impresa, ritenuta impossibile, non lo veda mai tornare vivo. Giasone, erede legittimo al trono usurpato dallo zio, accetta la sfida e lancia un appello a tutta la Grecia eroica: chiunque desideri gloria imperitura è invitato a unirsi alla spedizione verso l’Oriente del mondo conosciuto.

Rispondono alla chiamata alcuni dei nomi più celebri della mitologia greca: Eracle nel pieno della propria forza, il cantore Orfeo capace di incantare persino le onde con la lira, i gemelli divini Castore e Polluce, il veggente Idmone che conosce in anticipo il proprio destino di morte durante il viaggio, e la cacciatrice Atalanta, unica donna ammessa nell’equipaggio nonostante le resistenze di alcuni compagni. Cinquanta eroi in tutto salgono a bordo della nave Argo, costruita apposta per l’impresa dal maestro d’ascia Argo su progetto ispirato da Atena.

La nave stessa porta in sé un elemento divino: nella prua è incastonata una trave sacra proveniente dalla quercia oracolare di Dodona, capace di parlare e di avvertire l’equipaggio dei pericoli imminenti con voce umana. Questo dettaglio segna fin dalla partenza il carattere della spedizione, sospesa tra impresa umana e favore soprannaturale, e distingue gli Argonauti da qualunque altro gruppo di naviganti della tradizione greca.

Salpata da Iolco, la spedizione approda dapprima sull’isola di Lemno, abitata soltanto da donne che, per una maledizione di Afrodite, hanno sterminato tutti gli uomini dell’isola. La regina Ipsipile accoglie gli Argonauti con tale calore che l’equipaggio vi si trattiene a lungo, generando una nuova stirpe lemnia, finché Eracle non richiama i compagni al dovere della missione, impedendo che la ricerca del Vello si areni prima ancora di cominciare.

Il viaggio prosegue tra nuove insidie: presso la Misia gli Argonauti perdono Eracle stesso, rimasto a cercare il giovane compagno Ila, rapito dalle ninfe di una sorgente mentre attingeva acqua. Nonostante la sua forza sia insostituibile, la nave riparte senza di lui per volere divino, segno che l’impresa del Vello appartiene a Giasone e non può essere portata a termine dall’eroe più forte di tutti, ma da chi ne detiene il diritto dinastico.

Superata anche la tragica sosta a Cizico, dove gli Argonauti uccidono per errore, nel buio della notte, gli stessi Dolioni che li avevano accolti da amici il giorno prima, la spedizione si dirige verso il punto più temuto dell’intero viaggio: l’imbocco del Bosforo, dove le leggendarie rocce Simplegadi attendono di schiantare ogni nave che tenti di attraversarle.

La composizione dell’equipaggio riflette un vero e proprio censimento della generazione eroica precedente a quella della guerra di Troia: tra gli Argonauti figurano anche Peleo, futuro padre di Achille, e Telamone, futuro padre di Aiace, a testimonianza di come la spedizione della Argo sia percepita dalla tradizione greca come il primo grande banco di prova collettivo dell’eroismo panellenico, un modello narrativo che ispirerà direttamente l’epica successiva.

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