Periodo storico
Ciclo arturiano medievale, radici celtiche precedenti
Fonti
Goffredo di Monmouth, Vita Merlini; Historia Regum Britanniae

Avalon

Avalon (Ynys Afallon)

Avalon, l'”Isola delle Mele”, è forse il più celebre tra i luoghi dell’Altro Mondo nella tradizione delle isole britanniche, reso immortale dal ciclo arturiano ma affondante le proprie radici in concezioni cosmologiche molto più antiche, condivise da tutto il mondo celtico insulare. Descritta per la prima volta in forma organica da Goffredo di Monmouth nel XII secolo come luogo di guarigione miracolosa, Avalon non è mai presentata come una terra ordinaria: è un’isola che appare e scompare nella nebbia, raggiungibile solo per grazia o per un destino speciale, dove il tempo scorre diversamente rispetto al mondo dei mortali.

Nel ciclo arturiano, Avalon è il luogo dove viene forgiata la spada Excalibur e, soprattutto, dove re Artù viene condotto dopo la battaglia fatale di Camlann per essere guarito delle sue ferite mortali — o, secondo alcune versioni, per attendere in un sonno incantato il momento in cui il suo popolo avrà nuovamente bisogno di lui. Questa attesa senza fine, sospesa tra la vita e la morte, è un tratto che Avalon condivide con molte altre isole dell’Altro Mondo della tradizione gaelica: luoghi che non appartengono né pienamente al regno dei vivi né a quello dei morti, ma a una soglia intermedia dove le leggi ordinarie della mortalità non si applicano.

Le mele, da cui l’isola prende il nome (il termine gallese “afal” significa proprio “mela”), non sono un dettaglio decorativo: nella mitologia celtica il frutto ricorre spesso come simbolo di immortalità e conoscenza proibita, un ramo dorato o un frutteto incantato che concede a chi lo raggiunge doni che i mortali comuni non possono ottenere. Questa associazione lega Avalon a una costellazione più ampia di isole e giardini incantati sparsi nella letteratura gaelica, dove il viaggio verso occidente, verso il tramonto, diventa metafora del passaggio verso un regno di abbondanza eterna.

Il concetto di un’isola sospesa, raggiungibile solo attraverso la nebbia o un varco temporaneo, riecheggia da vicino la nozione irlandese del Sídh, l’Altro Mondo sotterraneo o insulare abitato dai Tuatha Dé Danann dopo la loro sconfitta mitica: entrambe le tradizioni condividono l’idea che gli esseri sovrumani e gli eroi prescelti non muoiano nel senso ordinario, ma si ritirino in un regno parallelo, accessibile solo in circostanze eccezionali. Non a caso, alcuni studiosi hanno proposto che le stesse fate arturiane custodi di Avalon, guidate dalla misteriosa Morgana, siano una rielaborazione letteraria medievale di figure sovrannaturali affini a quelle che, nel mito irlandese, accompagnano re come Nuada nel loro ritiro nell’Altro Mondo dopo il termine del regno terreno.

Che Avalon derivi direttamente da un prototipo gallese o irlandese specifico, o che sia piuttosto una sintesi letteraria di motivi celtici più ampi rielaborata per il pubblico normanno-medievale, resta materia di dibattito accademico; ciò che è certo è che la sua persistenza nell’immaginario occidentale — ben oltre i confini della cultura celtica originaria — testimonia la forza universale dell’idea di un’isola dell’Altro Mondo dove la morte non è una fine, ma una sospensione in attesa di un ritorno.

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