Periodo storico
Composto in periodo hyksos, ambientato nella IV dinastia
Fonti

Papiro Westcar

Papiro Westcar
Raccolta di racconti magici narrati alla corte di Cheope, fra le più antiche testimonianze di letteratura di intrattenimento egizia.

Il Papiro Westcar è una delle più antiche raccolte di racconti popolari giunte fino a noi dall’antico Egitto, composta probabilmente nel periodo hyksos ma ambientata alla corte del faraone Cheope della quarta dinastia: il testo riunisce cinque storie meravigliose narrate dai figli del sovrano per intrattenerlo, ciascuna incentrata su un prodigio magico compiuto da un sapiente del passato.

Il racconto più celebre della raccolta narra la nascita miracolosa dei primi tre re della quinta dinastia, concepiti da una donna mortale, Ruddjedet, e generati direttamente dal dio Ra: alla loro nascita assistono quattro divinità travestite da levatrici, che annunciano la fondazione di una nuova stirpe regale voluta dal dio solare in persona.

Un’altra storia della raccolta racconta di un mago capace di riattaccare la testa mozzata di un’oca senza ucciderla, dimostrazione di potenza magica che tanto impressiona Cheope da spingerlo a chiedere al sapiente Djedi di svelargli il numero esatto delle stanze segrete del santuario di Thot, custodite in un cofanetto di pietra.

Al di là del loro valore narrativo, questi racconti offrono una finestra rara sulla letteratura di intrattenimento egizia, un genere spesso oscurato dai testi religiosi e funerari più numerosi: la cornice narrativa a incastro, con più storie raccontate in successione da narratori diversi, anticipa strutture che ritroveremo secoli dopo in altre tradizioni letterarie del Mediterraneo e del Vicino Oriente.

Il papiro, oggi conservato a Berlino, resta incompleto: la parte finale, che narrava probabilmente le sorti dei tre principi divini nati da Ra, è andata perduta, lasciando agli studiosi solo la possibilità di ipotizzare come si concludesse un racconto che intrecciava così strettamente la sfera del prodigio magico con quella della legittimazione dinastica.

Gli egittologi hanno inoltre osservato come la struttura del testo, con Cheope raffigurato come un ascoltatore curioso e persino un po’ ingenuo di fronte ai prodigi narrati, riveli un tono più leggero e umano rispetto alla solennità tipica dei testi religiosi ufficiali, offrendo una rara testimonianza di come gli stessi egizi immaginassero i propri sovrani del passato in chiave quasi aneddotica e affettuosa.

Il confronto fra le diverse storie della raccolta mostra inoltre una progressione temporale precisa, dai regni più remoti fino a quello contemporaneo di Cheope, come se gli autori avessero voluto costruire una sorta di piccola galleria di prodigi magici capace di attraversare i secoli, offrendo al lettore moderno una delle testimonianze più dirette di come gli stessi egizi immaginassero il proprio passato più antico.

Resta oggi uno dei rarissimi testi letterari egizi di puro intrattenimento sopravvissuti fino a noi.

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