La Nueva Corónica y Buen Gobierno è un’opera straordinaria composta agli inizi del XVII secolo da Felipe Guaman Poma de Ayala, un nobile andino di ascendenza incaica che, a differenza della maggior parte dei cronisti dell’epoca, scrisse dalla prospettiva di un colonizzato piuttosto che di un colonizzatore. Il manoscritto, inviato al re di Spagna ma mai recapitato e ritrovato solo nel XX secolo in una biblioteca danese, unisce testo scritto e circa quattrocento disegni originali che illustrano la civiltà incaica, la sua organizzazione sociale e religiosa, e le violenze della conquista.
Una voce indigena sulla civiltà andina
A differenza delle cronache scritte da autori spagnoli, l’opera di Guaman Poma offre una descrizione dettagliata dall’interno delle istituzioni incaiche, dei culti dedicati a divinità come Inti e delle strutture amministrative dell’impero, mescolando memoria orale familiare, osservazione diretta e un’agenda esplicitamente critica verso gli abusi commessi dagli amministratori coloniali spagnoli nei confronti della popolazione indigena.
Le sue illustrazioni, in particolare, costituiscono una delle fonti iconografiche più ricche per comprendere abbigliamento, gerarchie sociali e pratiche religiose andine precedenti e successive alla conquista, spesso assenti o distorte nelle fonti scritte esclusivamente da autori europei.
Un documento di denuncia e di memoria
Il titolo stesso, che invoca un “buon governo”, rivela l’intento dell’autore: non una semplice cronaca storica, ma un appello diretto alla corona spagnola per la riforma degli abusi del sistema coloniale, rendendo l’opera un documento tanto storico quanto politico, oggi fondamentale per la storiografia andina.
Quasi quattrocento disegni al servizio della denuncia
Ciò che rende unica l’opera di Guaman Poma è la straordinaria quantità di illustrazioni, quasi quattrocento disegni a piena pagina che accompagnano il testo scritto, raffigurando sovrani inca, cerimonie religiose, ma anche scene di abusi e violenze commesse dagli amministratori coloniali spagnoli contro la popolazione andina. Queste immagini, di straordinario valore etnografico, costituiscono oggi una delle principali fonti visive per ricostruire l’aspetto materiale e cerimoniale della società inca precoloniale.
Una lettera mai giunta al suo destinatario
Concepita come una lunga lettera indirizzata al re di Spagna Filippo III per denunciare le ingiustizie del sistema coloniale e proporre riforme di buon governo, l’opera non raggiunse mai il suo destinatario e rimase dimenticata in una biblioteca danese fino alla sua riscoperta nel Novecento, un destino che ne ha paradossalmente preservato l’integrità fino ai giorni nostri, permettendo di affiancarla oggi ad altre cronache come Suma y narración de los Incas nella ricostruzione della storia andina.
