L’ijala è un genere di poesia orale yoruba tradizionalmente intonato dai cacciatori, gli ọdẹ, in onore di Ogun, il dio del ferro e della caccia che si ritiene protegga chi si avventura nella boscaglia armato di fucile o machete.
Il contesto rituale della caccia. I cacciatori intonano l’ijala prima di partire per la caccia, per invocare la protezione di Ogun sul sentiero e sulle armi, e al ritorno, per celebrare la preda abbattuta o esorcizzare un fallimento: il canto accompagna così ogni fase del rapporto tra l’uomo e la foresta.
Stile e contenuti. I canti ijala intrecciano oriki (nomi di lode) rivolti a Ogun e agli antenati cacciatori, elaborate descrizioni degli animali selvatici e delle loro abitudini, proverbi e genealogie di famiglia: un cacciatore esperto è anche un abile improvvisatore capace di adattare il repertorio tradizionale a ogni occasione specifica.
Trasmissione e apprendistato. L’arte dell’ijala si trasmette oralmente da cacciatore a cacciatore, spesso all’interno delle stesse confraternite di caccia (egbe ode): imparare i canti fa parte integrante della formazione del giovane cacciatore, insieme alle tecniche venatorie e alla conoscenza delle piante medicinali.
Sopravvissuto fino all’epoca contemporanea nonostante il declino della caccia tradizionale, l’ijala ha influenzato profondamente la letteratura e la musica yoruba moderne, dal romanziere D. O. Fagunwa ai poeti che ne hanno ripreso lo stile per comporre opere scritte, mantenendo viva la memoria del legame ancestrale tra i cacciatori e il dio del ferro.
Le formule di apertura e la maestria improvvisativa
Ogni performance ijala si apre tradizionalmente con formule fisse di invocazione rivolte a Ogun e alle altre divinità associate alla foresta, seguite da una sezione centrale in cui il cacciatore-poeta improvvisa liberamente, intrecciando osservazioni naturalistiche minuziose sul comportamento degli animali con riflessioni morali e filosofiche sulla vita, la morte e il coraggio: questa struttura flessibile, che combina elementi fissi memorizzati e porzioni improvvisate, è considerata dagli studiosi di oralità africana un esempio paradigmatico di come le tradizioni poetiche orali riescano a conciliare fedeltà alla forma e creatività individuale in ogni singola esecuzione.
Il declino della caccia e la sopravvivenza del canto
Con la progressiva scomparsa della caccia tradizionale come attività economica primaria nelle comunità yoruba, causata dalla deforestazione e dai cambiamenti economici del Novecento, l’ijala ha conosciuto una trasformazione funzionale significativa: da canto strettamente legato alla pratica venatoria è diventato sempre più un genere performativo autonomo, eseguito in contesti festivi, competizioni poetiche e persino registrazioni discografiche, mantenendo vivo un patrimonio linguistico e culturale che rischierebbe altrimenti di scomparire insieme al mestiere che lo aveva originariamente generato.
