La Historia de los Incas è una cronaca coloniale composta nel 1572 dal capitano spagnolo Pedro Sarmiento de Gamboa su incarico diretto del viceré Francisco de Toledo, con l’obiettivo esplicito di documentare la storia dinastica Inca in una chiave che ne legittimasse la conquista, presentando gli imperatori Inca come sovrani usurpatori piuttosto che come legittimi eredi di un ordine politico ancestrale.
L’opera si distingue dalle altre cronache del periodo per il suo metodo compositivo insolitamente rigoroso: Sarmiento de Gamboa raccolse le proprie informazioni intervistando direttamente decine di anziani discendenti della nobiltà Inca (i quipucamayoc, custodi della memoria storica tramite i quipu) a Cuzco, facendo poi verificare pubblicamente il testo tradotto in quechua davanti a un’assemblea di testimoni indigeni prima della sua consegna finale alla corona spagnola.
Nonostante l’evidente scopo politico dell’opera, commissionata per giustificare il dominio coloniale spagnolo di fronte alle controversie giuridiche europee sulla legittimità della conquista, la Historia de los Incas resta una delle fonti più dettagliate sulla successione dinastica imperiale, includendo un resoconto delle campagne di espansione territoriale attribuite a sovrani come Pachacuti e ai suoi successori.
Il testo copre la storia Inca dalle origini leggendarie della dinastia, con la fondazione di Cuzco attribuita al capostipite mitico, fino agli eventi della conquista spagnola e alla resistenza dei sovrani ribelli, offrendo così un arco narrativo che unisce mito delle origini e cronaca storica documentata in un’unica opera compilativa.
Il manoscritto originale, a lungo considerato perduto, fu riscoperto solo nel 1893 nella Biblioteca dell’Università di Göttingen, in Germania, e da allora è stato oggetto di numerose edizioni critiche e traduzioni, diventando una fonte primaria fondamentale per la ricostruzione accademica della cronologia dinastica Inca, pur dovendo essere sempre letta criticamente alla luce del suo scopo propagandistico originario.
Gli storici moderni continuano a dibattere sull’affidabilità di alcuni dettagli della Historia de los Incas, specialmente riguardo alla cronologia esatta dei regni e alla durata attribuita a ciascun sovrano, ma il testo rimane insostituibile per lo studio della prospettiva coloniale sulla dinastia imperiale e per il confronto con le fonti indigene e mestizas coeve.
Il valore storiografico della Historia de los Incas è accresciuto dal fatto che Sarmiento de Gamboa adottò un metodo di verifica incrociata raro per l’epoca: dopo aver raccolto le testimonianze orali, fece leggere pubblicamente il testo tradotto davanti a quaranta testimoni indigeni di rango, chiedendo loro di confermarne formalmente l’accuratezza con proprie firme o segni, un procedimento che conferisce all’opera un grado di validazione documentale insolito rispetto alle altre cronache coloniali coeve, redatte spesso senza alcun controllo da parte delle comunità descritte.
