Periodo storico
Originale VI secolo (greco); traduzione slava X-XII secolo
Fonti
Ioannis Malalae Chronographia (VI sec.); traduzione slava confluita nella Povest' vremennykh let, anno 1114

Cronografia di Giovanni Malala (versione slava)

Хронография Иоанна Малалы (славянский перевод)
Traduzione slava della Cronografia bizantina di Giovanni Malala, la cui glossa identifica Efesto con Svarog ed Elio con Dažbog: fonte chiave per la religione slava pre-cristiana.

La Cronografia di Giovanni Malala è un’opera storiografica bizantina composta in greco nel VI secolo, che ripercorre la storia del mondo dalla creazione fino al regno dell’imperatore Giustiniano. Pur non essendo un testo slavo d’origine, la sua traduzione in slavo ecclesiastico, realizzata probabilmente nella Rus’ di Kiev tra X e XII secolo, è diventata per gli studiosi della mitologia slava una delle fonti indirette più importanti che possediamo, proprio grazie a un intervento del traduttore.

Nel passo in cui Malala descrive il mito greco di Efesto e di suo figlio Elio (identificato con il sole), un traduttore o copista slavo del X secolo inserì una glossa esplicativa per rendere comprensibile il testo al pubblico locale: sostituì il nome di Efesto con quello di Svarog, e quello di Elio con Dažbog, presentandoli come l’equivalente slavo del dio fabbro greco e di suo figlio, il sole. La glossa recita, nella sostanza, che dopo Svarog regnò suo figlio, chiamato Sole, che chiamano Dažbog.

Questo breve passaggio, poi ripreso e incorporato nella Povest’ vremennykh let (la Cronaca degli anni passati) sotto l’anno 1114, è diventato la prova testuale più solida dell’esistenza di un culto slavo orientale di Svarog come divinità del fuoco e della fucina, e di Dažbog come suo figlio solare: un’attestazione preziosa in un panorama di fonti sulla religione slava pre-cristiana altrimenti scarsissimo, spesso limitato a brevi menzioni polemiche nei testi ecclesiastici.

Gli studiosi hanno sottolineato più volte la fragilità metodologica di basarsi su una singola glossa di traduzione per ricostruire un intero pantheon: il traduttore slavo, nell’adattare Malala, stava compiendo un’operazione di equivalenza culturale (un dio “uguale” a un altro), non necessariamente descrivendo con precisione filologica il culto slavo originario. Ciò non toglie che, in assenza di alternative, questo resti il punto di partenza imprescindibile per ogni discussione su Svarog e Dažbog.

La Cronografia slava di Malala si inserisce così in un fenomeno più ampio della cultura scritta della Rus’ di Kiev: l’appropriazione di testi bizantini tradotti, spesso arricchiti da glosse e commenti dei copisti locali che, quasi incidentalmente, hanno preservato frammenti di conoscenza sulla religione slava pre-cristiana altrimenti perduta per sempre.

Va inoltre notato che l’identificazione non fu casuale né isolata: nella stessa tradizione della Rus’, la coppia divina fabbro/sole ricorre anche altrove, suggerendo che l’equivalenza Svarog-Efesto e Dažbog-Elio rispondesse a una logica religiosa già presente nella cultura slava, e non fosse una pura invenzione del traduttore. Per questo la Cronografia di Malala, letta insieme alla Povest’ vremennykh let e allo Slovo o polku Igoreve (dove Dažbog compare come antenato mitico dei principi russi), permette di ricostruire, sia pure per frammenti, l’immagine di una piccola genealogia divina slava centrata sul fuoco celeste e sulla sua trasmissione di padre in figlio.

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