Beowulf è l’eroe protagonista dell’omonimo poema epico anglosassone, un guerriero geata (popolo della Scandinavia meridionale) che attraversa il mare per soccorrere il re danese Hrothgar, la cui sala dei banchetti Heorot è terrorizzata da anni dalle incursioni notturne del mostro Grendel.
Nel primo grande scontro del poema, Beowulf affronta Grendel a mani nude, rifiutando qualsiasi arma per dimostrare il proprio valore, e riesce a strappargli un braccio in una lotta furibonda che costringe la creatura a fuggire ferita a morte verso la propria tana nella palude.
La vittoria non pone fine ai pericoli: la madre di Grendel, ancora più feroce del figlio, si vendica attaccando Heorot, spingendo Beowulf a inseguirla fino alla sua tana sommersa, dove la uccide con una spada magica ritrovata proprio nella caverna, dopo che la propria arma si era rivelata inutile contro la creatura.
Decenni più tardi, ormai anziano re dei Geati, Beowulf affronta la sua ultima e fatale battaglia contro un drago che devasta il suo regno per vendicare il furto di un tesoro dalla sua tana: l’eroe uccide la bestia con l’aiuto del fedele Wiglaf, ma viene mortalmente ferito, morendo da re coraggioso in un epilogo che richiama, come nella saga dell’eroe norreno Sigurd, il motivo tipicamente germanico dell’eroe ucciso dal drago che ha appena sconfitto.
Il monito di Hrothgar contro la superbia
Dopo la vittoria sulla madre di Grendel, il vecchio re Hrothgar tiene a Beowulf un lungo discorso ammonitorio, ricordandogli il destino del leggendario re Heremod, che il potere e la ricchezza corruppero fino a trasformarlo da eroe promettente in tiranno odiato dal proprio popolo. Hrothgar mette in guardia il giovane guerriero dalla superbia che spesso accompagna il successo, insegnamento che Beowulf sembra fare proprio: da re, decenni più tardi, verrà ricordato non per la sete di gloria ma per la generosità verso i sudditi, in netto contrasto con l’exemplum negativo di Heremod citato dal vecchio sovrano danese.
Il tumulo sul promontorio e il tesoro sepolto
Dopo la morte di Beowulf, il fedele Wiglaf e i Geati costruiscono per lui un imponente tumulo funebre su un promontorio affacciato sul mare, visibile ai naviganti da grande distanza e destinato a portare per sempre il nome di Beowulf. Il tesoro del drago, anziché essere distribuito al popolo come sarebbe stato costume per un re generoso, viene sepolto insieme al corpo dell’eroe, quasi a suggellare che l’oro maledetto della tana draconica non possa portare fortuna a nessun uomo. Il poema si chiude su un tono cupo: senza più la protezione del proprio re-guerriero, i Geati temono ormai le incursioni dei popoli vicini, e il lamento funebre finale celebra Beowulf come il più generoso e degno di gloria tra i sovrani del mondo.
Un cristianesimo che convive con l’eredità pagana
Sebbene il poema sia stato messo per scritto in un’Inghilterra già cristianizzata, il mondo narrato resta saldamente ambientato nella cultura guerriera germanica pre-cristiana, con riferimenti al fato, all’onore del clan e alla gloria eterna guadagnata in battaglia. Questa sovrapposizione di sensibilità religiose diverse rende Beowulf un documento culturale unico, capace di preservare valori e immaginari nordici anche mentre la loro cornice religiosa si stava progressivamente trasformando.
