Hine-nui-te-pō (“grande donna della notte”) è, nella mitologia maori della Polinesia, la dea della morte e signora del mondo sotterraneo del Rarohenga, custode del confine oltre il quale nessun essere vivente può tornare.
Secondo il mito, Hine-nui-te-pō era in origine Hine-tītama, la figlia dell’alba generata dall’unione tra Tāne e la terra: quando scopre che il proprio sposo Tāne è anche suo padre, fuggì per la vergogna nel mondo degli inferi, trasformandosi in questa nuova identità come dea della notte e della morte.
Il suo scontro più celebre la vede opposta a Māui, l’eroe trickster che tenta di conquistare l’immortalità per l’intera umanità entrando nel corpo di Hine-nui-te-pō mentre dorme, per poi uscire dalla sua bocca in un tentativo di invertire simbolicamente il processo della nascita e sconfiggere così la morte.
Il tentativo di Māui fallisce tragicamente quando un piccolo uccello pīwakawaka (fantail) scoppia a ridere alla vista della scena, svegliando Hine-nui-te-pō, che schiaccia e uccide l’eroe tra le proprie cosce: un epilogo che nella tradizione maori spiega perché la morte sia rimasta una condizione permanente e ineludibile per l’umanità.
Perché gli uomini sono mortali
Il fallimento di Māui nel sconfiggere Hine-nui-te-pō è, nella tradizione maori, il mito eziologico che spiega perché la morte sia diventata una condizione permanente e irreversibile per l’umanità: se Māui fosse riuscito a passare attraverso il suo corpo senza svegliarla, si narra che gli esseri umani sarebbero diventati immortali proprio come la luna, capace di rinascere dopo ogni fase calante.
Una custode più che una nemica
Nonostante il suo aspetto temibile, Hine-nui-te-pō non è descritta come crudele: accoglie gli spiriti dei defunti nel Rarohenga con un ruolo materno di custodia, permettendo loro di riposare lontano dal mondo dei vivi. Questa dualità, insieme temuta e accogliente, la rende una delle figure più complesse e psicologicamente ricche del pantheon maori.
Il tentativo di Māui di conquistare l’immortalità entrando nel corpo di Hine-nui-te-pō viene tradizionalmente interpretato come un capovolgimento simbolico del parto: se attraversare il canale che dà la vita normalmente porta alla nascita, Māui sperava di attraversarlo in senso inverso per sconfiggere la morte stessa, un’ambizione che la tradizione maori considera hubris tipica dell’eroe trickster, punita proprio nel momento del suo massimo ardimento.
La figura di Hine-nui-te-pō, pur incarnando la morte, non viene presentata dalla mitologia maori come una divinità puramente malevola: la sua funzione di custode del Rarohenga è considerata necessaria all’equilibrio cosmico, poiché è lei ad accogliere gli spiriti dei defunti e a garantire loro un luogo di riposo nell’oltretomba, in un ruolo che unisce inscindibilmente la paura della morte al bisogno umano di un destino ultraterreno ordinato e prevedibile dopo la fine della vita terrena.
