Nelle raccolte di racconti aborigeni del sud-est dell’Australia compare la figura dello Yara-ma-yha-who, una piccola creatura rossastra, non piu alta di un bambino, che vive appollaiata sui rami dei grandi fichi selvatici (i fig tree tipici del bush australiano) in attesa di un viandante distratto che passi sotto l’albero.
Secondo il racconto, lo Yara-ma-yha-who attacca lasciandosi cadere sulla vittima dall’alto, la immobilizza avvolgendola con le lunghe dita dotate di ventose e le succhia il sangue attraverso quelle stesse ventose, senza pero ucciderla: dopo essersi nutrito, la creatura si allontana lasciando la vittima viva ma indebolita e visibilmente piu pallida del solito, un segno che secondo la tradizione permetteva alla comunita di riconoscere chi era stato aggredito.
La parte piu insolita del racconto riguarda cio che accade se la vittima sopravvive a piu incontri ripetuti con la creatura: lo Yara-ma-yha-who, secondo alcune versioni, ha l’abitudine di inghiottire intera la propria preda per poi risputarla fuori ancora viva subito dopo; ripetendo questo ciclo di ingestione e restituzione piu volte nel corso di diversi incontri, la pelle della vittima diventerebbe gradualmente piu rossa e liscia, fino a farla assomigliare sempre di piu a un altro Yara-ma-yha-who — una trasformazione lenta e progressiva piuttosto che una morte immediata.
Come Mimi, gli spiriti sottili delle rocce dell’Arnhem Land, anche lo Yara-ma-yha-who appartiene alla categoria di esseri minori del Tempo del Sogno che abitano un elemento specifico del paesaggio (le rocce per i Mimi, gli alberi di fico per lo Yara-ma-yha-who) e che i racconti tradizionali utilizzano soprattutto per insegnare cautela nei confronti dell’ambiente naturale, specialmente ai bambini: restare all’ombra di un grande albero solitario nelle ore piu calde, secondo l’insegnamento implicito del racconto, comporta un rischio da conoscere.
Il racconto dello Yara-ma-yha-who e stato raccolto in diverse antologie di folklore aborigeno del XX secolo destinate a un pubblico ampio, e resta una delle figure piu citate nelle raccolte generali di creature del bush australiano insieme al piu noto Bunyip.
Racconti di creature minori legate a un elemento naturale specifico, capaci di trasformare la propria vittima rendendola simile a se stesse, ricorrono in diverse tradizioni popolari nel mondo come spiegazione narrativa della paura verso un pericolo reale e ricorrente dell’ambiente locale: nel caso dello Yara-ma-yha-who, l’ambiente e il bush costellato di grandi fichi solitari, luoghi che offrono ombra preziosa mainche possono nascondere, secondo il racconto, un pericolo silenzioso tra i rami.
Il grande fico selvatico resta ancora oggi un punto di riferimento familiare nel paesaggio del bush australiano, e la memoria del racconto sopravvive spesso proprio come avvertimento informale rivolto a chi si accampa o riposa nei pressi di uno di questi alberi isolati.
