Le mo’o sono creature soprannaturali della tradizione hawaiiana, spiriti-lucertola custodi delle acque dolci: stagni, torrenti e soprattutto i loko i’a, gli antichi vivai da pesca costruiti dagli hawaiiani come sofisticati sistemi di acquacoltura. Descritte come enormi rettili dal corpo scuro e lucente, spesso lunghi diversi metri, le mo’o sono anche creature mutaforma: nella loro manifestazione più diffusa nei racconti appaiono come donne bellissime, le mo’o wahine, capaci di sedurre o mettere alla prova i viaggiatori prima di rivelare la propria vera natura rettiliana.
Il rapporto tra le comunità hawaiiane e le mo’o era regolato da un sistema preciso di rispetto reciproco: chi si prendeva cura di uno stagno o di un vivaio, offrendo doni e osservando i tabù (kapu) del luogo, poteva contare sulla protezione della mo’o residente, che manteneva le acque pulite e abbondanti di pesce. Chi invece violava queste regole, inquinando l’acqua o mancando di rispetto al luogo, rischiava la collera della creatura, capace di provocare inondazioni improvvise, annegamenti o la sparizione misteriosa del pesce.
Tra le mo’o più note della tradizione hawaiiana figura Kihawahine, un’antenata deificata della famiglia reale di Maui trasformata in mo’o e venerata come protettrice dinastica, il cui culto godette di grande prestigio prima del contatto con gli occidentali. Un’altra figura ricorrente nei racconti locali di Oahu è Laniwahine, guardiana di un celebre vivaio da pesca, spesso citata negli studi etnografici come esempio della complessità sociale e religiosa legata a questi spiriti custodi.
Il ruolo delle mo’o come guardiane dell’acqua e della sua corretta gestione trova un parallelo diretto in altre tradizioni polinesiane, come quella del Taniwha māori: entrambe le creature associano il rispetto per un ecosistema acquatico vitale alla presenza di una forza soprannaturale capace di punire l’incuria umana, pur assumendo tratti profondamente diversi nelle due isole. Le mo’o, inoltre, si inseriscono in un sistema cosmologico più ampio che comprende figure come Pele, con cui condividono un rapporto ambivalente fatto di rivalità e coesistenza nei racconti locali su alcune isole.
Con la colonizzazione e la cristianizzazione delle Hawaii, molte pratiche legate al culto delle mo’o furono soppresse o marginalizzate, ma la loro memoria è sopravvissuta nei toponimi, nelle tradizioni familiari e negli studi etnografici raccolti tra fine Ottocento e inizio Novecento. Oggi, nel contesto del rinascimento culturale hawaiiano (Hawaiian Renaissance), le mo’o sono tornate a essere un simbolo importante della relazione tradizionale tra le comunità hawaiiane e la gestione sostenibile delle risorse idriche dell’arcipelago.
