Koščej Bessmertnyj, “Koščej l’Immortale” o “Koščej il Deathless” nelle traduzioni correnti, è l’antagonista più ricorrente delle skazki russe: uno stregone-sovrano dall’aspetto scheletrico e spietato, la cui funzione narrativa quasi costante è il rapimento della sposa o della principessa dell’eroe, da cui il protagonista deve liberarla affrontando una prova che richiede intelligenza più che forza bruta. Il nome stesso è oggetto di un’etimologia dibattuta: molti filologi lo collegano alla radice slava antica “košč”/”kost'”, cioè “osso”, rafforzando l’immagine di un essere scarno e mortifero, sebbene altre proposte etimologiche restino aperte.
Ciò che rende Koščej unico rispetto ad altri antagonisti fiabeschi non è la sua forza, ma la natura della sua immortalità: la sua morte non risiede nel suo corpo, ma è nascosta all’esterno, in una catena di contenitori concentrici. Nella formulazione più diffusa, l’ago che contiene la sua morte è dentro un uovo, l’uovo dentro un’anatra, l’anatra dentro una lepre, la lepre in un forziere di ferro sepolto sotto una quercia, e la quercia si trova sull’isola di Bujan, in mezzo all’oceano. Finché nessuno scioglie questa catena, Koščej resta inattaccabile con le armi convenzionali; se invece l’ago viene spezzato, egli perisce all’istante, per quanto lontano si trovi.
Questo motivo, noto agli studiosi di folklore comparato come “anima esterna” o “morte nascosta”, non è un’invenzione isolata della tradizione russa: pattern narrativi simili, in cui la vita di un antagonista viene deliberatamente separata dal suo corpo per renderlo temporaneamente invulnerabile, compaiono in racconti popolari di più aree culturali, sebbene ciascuna versione mantenga dettagli e simbologie proprie legate al proprio contesto.
La skazka in cui Koščej compare più celebre è quella nota come “Tsarevna Ljaguška” o, nella sua protagonista, il racconto di Vasilisa Premudraja: dopo che il principe Ivan brucia prematuramente la pelle di rana che nascondeva la vera natura della sposa, questa viene rapita da Koščej e trascinata nel suo regno. Solo un lungo viaggio, l’aiuto di animali riconoscenti e la scoperta della catena nascosta della sua morte permettono a Ivan di liberarla, in una struttura narrativa che affianca il motivo della sposa-animale a quello dell’antagonista dalla morte nascosta.
Koščej ha superato i confini della fiaba orale per entrare nella cultura colta russa: il compositore Nikolaj Rimskij-Korsakov gli dedicò l’opera Kaščej Bessmertnyj (1902), consolidandone l’immagine anche in ambito musicale e teatrale, mentre illustratori e registi ne hanno riproposto nei secoli successivi l’iconografia scheletrica e spettrale, spesso accostata a quella di altri antagonisti del bosco come Baba Jaga.
La sua persistenza nell’immaginario russo, fino ai giorni nostri, si spiega proprio con questa combinazione di elementi: un villain che non si vince a duello ma si smonta con l’ingegno, seguendo una catena di indizi fino alla sua fonte più intima e nascosta, un modello di antagonismo che ha influenzato la struttura di molte fiabe successive costruite sulla ricerca di un “oggetto del potere” nascosto.
