Baba Jaga è la strega più celebre e ambigua del folklore slavo, figura che sfugge a una classificazione morale netta: vive nella foresta profonda in un’isba (capanna) che si erge su zampe di gallina e ruota su se stessa, si sposta in un mortaio spinto da un pestello mentre cancella le proprie tracce con una scopa, e divora — o minaccia di divorare — i bambini e i viaggiatori che si smarriscono nel suo bosco, eppure in molte fiabe si rivela una guida indispensabile, capace di offrire consigli, oggetti magici o prove risolutive a chi supera il suo esame di coraggio e cortesia.
La sua natura duplice — persecutrice e aiutante al tempo stesso — è il tratto che più ha attirato l’attenzione degli studiosi del folklore: nella celebre fiaba di Vasilisa la Bella, la protagonista viene mandata da una matrigna crudele a chiedere il fuoco proprio a Baba Jaga, aspettandosi la morte, ma sopravvive e ottiene ciò che cerca proprio grazie all’obbedienza e alla cortesia che dimostra verso la strega, mentre chi si comporta con arroganza o disonestà nella sua isba viene regolarmente punito o divorato: un meccanismo narrativo che rende Baba Jaga meno un mostro fisso che un giudice soprannaturale della condotta morale di chi la incontra.
Come Ecate nella tradizione greca — dea dei crocevia, della magia e dei confini fra i mondi — Baba Jaga presiede a uno spazio liminale fra il regno dei vivi e quello dei morti: la sua isba è spesso descritta come priva di porte visibili dal lato “giusto”, accessibile solo pronunciando la formula rituale che la fa girare, e circondata da una staccionata fatta di ossa umane sormontate da teschi luminosi, dettagli che molti folkloristi leggono come tracce di un’origine della figura legata a riti di passaggio verso l’aldilà o all’iniziazione.
Il legame più stretto di Baba Jaga con l’eroina saggia delle fiabe russe è documentato proprio nel ciclo di Vasilisa Premudraja: in diverse varianti, è la stessa Baba Jaga a fungere da madrina occulta o da esaminatrice della protagonista, un ruolo che nella struttura narrativa della fiaba russa ricorre con sorprendente regolarità — la strega temuta che, superata la prova, si rivela alleata decisiva contro il vero antagonista della storia.
Nel folklore moderno e nella cultura popolare russa, Baba Jaga è diventata la personificazione stessa della strega della foresta, ripresa in innumerevoli adattamenti letterari, cinematografici e nel gioco simbolico infantile come spauracchio pedagogico; ma le fiabi originarie raccolte dai folkloristi ottocenteschi la ritraggono come figura assai più complessa di un semplice mostro, incarnazione ambivalente della natura selvaggia che può nutrire o divorare a seconda di come viene affrontata.
