Secondo la tradizione fondativa azteca, Huitzilopochtli indica ai propri sacerdoti guida, durante la lunga migrazione del popolo mexica verso sud, il segno che ne avrebbe indicato il luogo destinato alla fondazione della capitale: un’aquila appollaiata su un cactus nopal, in atto di divorare un serpente, in mezzo a un lago.
I sacerdoti trovano effettivamente questo prodigio su un isolotto paludoso nel lago Texcoco, apparentemente inospitale e già occupato da altri popoli sulle terre migliori circostanti: proprio lì, nel 1325 secondo la cronologia tradizionale, viene fondata Tenochtitlan, che diventerà nel corso di due secoli la capitale dell’impero azteco e successivamente il nucleo storico di Città del Messico.
Il simbolo, che compare già nei codici pittografici precolombiani e coloniali come il Codice Mendoza, è stato adottato nel XIX secolo come emblema ufficiale sulla bandiera del Messico indipendente, rendendo questa scena di fondazione mitica uno dei rarissimi casi in cui un racconto cosmogonico precolombiano sopravvive intatto come simbolo nazionale in uno Stato moderno.
Alcuni cronisti coloniali, come Diego Durán, riportano varianti del segno in cui l’aquila non divora un serpente ma si limita a posarsi vittoriosa sul cactus con ali spiegate al sole, un’immagine che alcuni storici collegano a una possibile reinterpretazione post-conquista in senso più solenne e meno predatorio del prodigio originario, forse per adattarlo alla sensibilità cristiana dei nuovi governanti spagnoli che dovevano approvarne l’uso nell’iconografia coloniale.
Il significato simbolico degli elementi
Nella lettura tradizionale del simbolo, ciascun elemento della scena portava un significato preciso nella cosmovisione mexica: l’aquila rappresentava il sole e la potenza guerriera, il nopal (il cactus su cui l’aquila si posa) simboleggiava il cuore umano strappato nel sacrificio, essendo i suoi frutti rossi associati visivamente al sangue, mentre il serpente incarnava le forze della terra e dell’acqua. L’insieme componeva così un’immagine cosmologica completa, in cui cielo, terra e forze vitali si univano nel luogo prescelto per fondare la nuova capitale, legittimando religiosamente la sovranità mexica su quel territorio.
Dallo stemma coloniale alla bandiera nazionale
Il percorso del simbolo dall’iconografia precolombiana all’emblema nazionale moderno non fu lineare: durante il periodo coloniale l’immagine venne più volte reinterpretata e adattata al gusto europeo, comparendo su stemmi cittadini concessi dalla corona spagnola a Città del Messico, prima di essere recuperata e reinterpretata come simbolo di identità nazionale al momento dell’indipendenza nel 1821. Da allora la composizione ha subito diverse modifiche stilistiche ufficiali, l’ultima delle quali risale al 1968, ma ha sempre mantenuto invariati i tre elementi fondamentali del prodigio originario: l’aquila, il nopal e il serpente.
