Periodo storico
Età avestica recente, in uso liturgico ininterrotto
Fonti
Avesta (Yashts)

Yashts

Yašt
Raccolta di ventuno inni avestici dedicati ai singoli yazata, recitati nel calendario liturgico zoroastriano.

Gli Yashts sono la raccolta di inni liturgici dedicati ai singoli yazata, le entità divine minori e i concetti personificati che affiancano Ahura Mazda nel governo del mondo. Ventuno inni compongono il nucleo tradizionale della raccolta, ciascuno intitolato al proprio destinatario e recitato in occasioni rituali specifiche legate al calendario zoroastriano, che dedica ogni giorno del mese a una diversa entità divina.

Tra gli Yashts più estesi e letterariamente elaborati figura il Mihr Yasht, dedicato a Mithra, che ne celebra il ruolo di garante dei patti e giudice implacabile di chi li tradisce, descritto mentre percorre il cielo su un carro trainato da cavalli bianchi per vigilare sull’intero mondo abitato. Non meno importante è l’Aban Yasht, rivolto ad Anahita, che ne descrive la discesa dalle vette celesti sotto forma di un fiume purissimo capace di purificare i semi degli uomini, degli animali e delle piante.

Ogni Yasht segue in genere una struttura ricorrente: un’invocazione iniziale, una sezione narrativa o descrittiva che illustra i poteri e le imprese della divinità, ed elenchi di eroi ed epiteti che ne rafforzano l’autorità attraverso la ripetizione formulare, caratteristica tipica della poesia religiosa orale poi fissata per iscritto. Questa struttura ha permesso ai filologi di ricostruire strati compositivi diversi all’interno dello stesso inno, distinguendo nuclei più antichi da ampliamenti successivi.

Dal punto di vista linguistico, gli Yashts sono scritti in un avestico più recente rispetto ai Gatha attribuiti a Zarathustra, e mostrano un vocabolario e uno stile più vicini alla poesia epica che alla meditazione filosofica: sono testi pensati per essere recitati in pubblico durante le cerimonie, non per la riflessione solitaria. Questa differenza stilistica ha portato generazioni di studiosi a ipotizzare una stratificazione storica complessa all’interno del corpus avestico, con gli Yashts collocati in una fase intermedia tra la predicazione originaria e la sistematizzazione sacerdotale successiva.

Nonostante la loro origine pre-islamica, molti Yashts sono sopravvissuti nella pratica rituale zoroastriana ininterrotta fino a oggi, recitati ancora nelle comunità zoroastriane dell’Iran e dell’India (i parsi) durante le cerimonie del calendario religioso. Questa continuità liturgica rende gli Yashts un caso raro di testo antico che non è mai stato soltanto materia di studio filologico, ma è rimasto parola viva recitata da chi ancora oggi professa la fede che li ha generati.

Accanto al Mihr Yasht e all’Aban Yasht, meritano menzione il Tishtar Yasht, dedicato alla stella Sirio personificata come portatrice di pioggia e vincitrice del demone della siccità Apaosha, e il Farvardin Yasht, che celebra le fravashi, le forze spirituali ancestrali di ogni essere vivente. La varietà di questi componimenti mostra come il pantheon zoroastriano, pur ruotando attorno alla figura centrale di Ahura Mazda, mantenga uno spazio rituale ricco e articolato per le forze naturali e morali che compongono il creato.

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